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Privacy by Design: dare all'utente il controllo
Giovanni de Paola 11/02/2011
Il modo migliore per tutelare la privacy nell’uso dei dati biometrici è dare il controllo sull’utilizzo delle proprie informazioni al singolo utente. Se il dato biometrico è 1) contenuto in una scheda in possesso dell’individuo e 2) il dato non è presente in un database centrale, l’utente ha più controllo. Lo sostiene Ann Cavoukian, commissario per la privacy nell’Ontario (Canada) e uno dei massimi esperti internazionali in materia di riservatezza. Secondo la Cavoukian gli eventi devono essere anticipati, la salvaguardia del singolo va prevenuta. Questa è la base della Privacy by Design, filosofia teorizzata da Ann Cavoukian negli anni ’90. La privacy non va trattata come un ripensamento, una “bullonatura” dopo il fatto. La privacy dovrebbe essere considerata come oggetto di design e integrata nel sistema fin dall'inizio.
La PbD è incorporata nell’architettura dei sistemi e non è un elemento da apporre successivamente: si tratta di una componente essenziale della struttura che non incide sulla sua funzionalità, spiega Nicola Fabiano, unico ambasciatore italiano della Privacy by Design tra i 28 nel mondo. Nella lista figura anche Peter Hustinx, garante europeo della protezione dei dati e sostenitore nell’Unione Europea dell’approccio innovativo della Cavoukian (in foto a sinistra).
Il singolo non deve essere tenuto a compiere alcuna azione, ma deve essere il sistema attorno a lui a tutelarlo. La PbD si collega strettamente alle PET (Privacy Enhancing Technologies), cioè l’insieme delle tecnologie utilizzate per garantire il diritto alla privacy. A Gerusalemme si è tenuta recentemente la conferenza mondiale dei garanti della privacy e si è deciso di accettare la risoluzione proposta dalla canadese di origini egizio-armene sulla Privacy by Design come nuova concezione da affiancare all’approccio normativo tradizionale.
La protezione è prevista end-to-end, cioè dall’inizio alla fine del processo di trattamento dei dati, con la sicurezza che le informazioni saranno distrutte tempestivamente in modo sicuro. La Privacy by Design è un concetto applicabile off-line e on-line e consente a tutti i soggetti interessati di effettuare verifiche con assoluta trasparenza. Le informazioni personali sono una risorsa il cui valore è protetto e arricchito da una serie di pratiche di sicurezza e processi aziendali.
Il rispetto per la riservatezza dell’utente è centrale e gli concede una forte privacy di default con un facile utilizzo.
Il nuovo sistema è a somma positiva win-win, è possibile proteggere la riservatezza senza compromettere altre legittime esigenze, come la sicurezza o la funzionalità.
Le attuali norme di protezione dei dati dell’Unione Europea risalgono alla direttiva 46 del 1995 e sul trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi dell'UE c’è il regolamento 45 del 2001.
Nel corso del 2011 la Commissione presenterà “le sue proposte per un nuovo quadro giuridico generale sulla protezione dei dati che dovrà essere negoziato e adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio”.
La Commissione ha lanciato una consultazione pubblica per tutte le parti interessate e i cittadini per esprimere la loro opinione sulla proposta entro il 15 gennaio 2011. 
Viviane Reding nel 2009 avviò la revisione dell’attuale quadro giuridico con una conferenza di alto livello e poi con una consultazione terminata a fine 2009. Nel gennaio 2010, la Reding al tempo ancora commissaria per la società dell’informazione, annunciava la volontà di modernizzare le norme europee di protezione dei dati. Ora il lavoro procede con la commissaria responsabile per la Digital Agenda, Neelie Kroes (foto a destra).
La Commissione europea ha proposto una strategia per la tutela dei dati personali e il primo obiettivo chiave è: rafforzare i diritti delle persone informandole con trasparenza su chi e come sono utilizzate le proprie informazioni. È proprio l’approccio user-centric cardine del modello innovativo Cavoukian.