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Arte Fiera giovane cosmopolita in notte bianca

Cristina Ropa

Montoni avvolgenti in un candido beige, soffici pellicce di morti ormai lontane, scarponcini anni ’70 ciclici, file chilometriche nella notte di una città che pare non voglia dormire mai, solo per una notte.

Non siamo a New York eppure ormai è uno stampo che ripercorre inesorabilmente ogni grande città, ogni luogo in crescita. Uno sciame di curiosi, appassionati e non di arte affollano le scalinate di Palazzo d’Accursio, per vedere tutto quello che in una vita non vedrebbero mai.  Foto, foto, foto. Di fianco all’opera, con il sorriso, in posa da postare su Facebook. Chi è timido e impacciato dinanzi all’obiettivo, chi è impostato e pretenzioso, chi osserva e fotografa con la mente.

L’arte che attira, l’arte che sa risvegliare anche gli animi più sopiti. Cocktail in omaggio, giro alle installazioni intorno ai palazzi. Bere, guardare, fotografare, chiacchierare, giudicare, sentire, emozionarsi. L’uomo dinanzi all’arte è così. Una forma ludica, di piacere, di svago, per arricchire d’interesse, apparentemente colto, una piacevole serata. Perle ai porci oppure apertura, occasione?

L’arte non è più quella dentro ai musei: l’arte ti circonda ti lancia nello spazio infinito di una fruizione a spirale dove tutti i sensi sono coinvolti. Un’arte concettuale, essenziale che permette di far emergere anche i talenti più nascosti. Bologna era così la sera di sabato 28 gennaio. Aperta, vivace, coinvolgente, dinamica come non mai. Entusiasta di questa vitalità di questa ebbrezza da una città che pulsa, vive, si anima sotto il cielo coperto di luci artificiali, poche stelle, quelle sono rimaste a San Luca, prosegui con disinvoltura le innumerevoli proposte della serata.

Pieno di gioia, di orgoglio in questa rianimata città cosmopolita dove le lingue riecheggiano in ogni angolo nella loro diversità e nell’ armonia di animo cosmopolita, entri in uno tra i tanti musei: e dopo un giro alle tante opere qua e là t’imbatti in una fila al di fuori di uno stanzino. Lì tre o quattro alla volta entrano le persone, basta un minuto per vedere le opere all’interno. Un De Chirico è dietro a una scrivania, abbellimento da ufficio, vanto di una galleria d’arte contemporanea.

In un singolo istante di vita tutte l’ebbrezza svanisce. Ti chiedi:  dov’è finita l’intimità, la cura, il valore dell’arte? e comprendi quanto poco i porci conoscano le perle.