ComunicAttive (www.comunicattive.it) si può definire un esperimento, che coniuga l’attivismo politico e culturale nell’ambito delle pratiche femministe e di genere, con un’esperienza di autoimprenditoria femminile, un vero e proprio progetto lavorativo collettivo.
Ce ne ha parlato una delle responsabili, Elisa Coco, che si occupa nello specifico della gestione degli eventi organizzati dalle ComunicAttive a Bologna.
Siete un’associazione sorta nell’ambito di un’iniziativa comunitaria. Concretamente in cosa consisteva il progetto e a chi si rivolgeva?
Il progetto Comunicattive è nato 5 anni fa a Bologna dall'incontro di un gruppo di giovani donne durante il corso di formazione per “Redattrici on line con competenze di genere”, organizzato dall’Associazione Orlando, storica realtà femminista della nostra città, insieme al Consorzio Visioner e a numerosi partner (Comitato Impresa Donna, ENAIP, Amitiè, Facoltà di Economia, Dipartimento Discipline della Comunicazione) nell’ambito dell'Iniziativa Comunitaria EQUAL, progetto "Portico" (Pari OppoRtunità – Tecnologie Informazione/Comunicazione per Occupazione).
L’Iniziativa prevedeva tra le altre attività un corso formativo svoltosi tra aprile e luglio 2003 per un monte orario complessivo di 330 ore (210 di aula, 90 di stage, 30 di verifica finale). Il corso è stato strutturato in un’ottica di genere per consentire l'acquisizione di competenze nella realizzazione di prodotti/servizi di comunicazione e informazione per Internet, con particolare riferimento alle nuove forme di linguaggio multimediale.
Il percorso formativo, suddiviso in otto moduli, approfondiva temi tra cui quelli legati alla teoria e tecnica della comunicazione di massa, informazione on line e giornalismo on line, nuove tecnologie dell’informazione nelle ICT, panorama degli strumenti giornalistici on line disponibili sul territorio regionale, aspetti giuridici dell’ informazione su Internet, pari opportunità e politiche di genere nelle ICT.
Di che tipo di incontri si trattava e soprattutto è stato grazie a questi che vi siete realmente costituite in veste associazionistica?
Le promotrici del progetto hanno avuto la possibilità di incontrarsi e di condividere un comune percorso formativo, sperimentando, attraverso le attività laboratoriali previste, una prima esperienza di lavoro di gruppo finalizzato alla produzione multimediale. Uno di quegli incontri che ti cambiano la vita: eravamo tutte tra i 25 e i 30 anni, con percorsi di formazione diversi, anche se tutti attinenti all'ambito della comunicazione, esperienze professionali già numerose e segnate da una costante precarietà, l'interesse per le politiche e gli studi di genere, la voglia di fare, e fare qualcosa che ci somigliasse. Ci siamo piaciute e da lì è nata l’idea di costituire un’associazione che si occupasse di comunicazione di genere, con la prospettiva di avviare insieme un vero e proprio progetto imprenditoriale.
Nella realizzazione del vostro progetto imprenditoriale come vi ha sostenute il programma europeo Equal che vi aveva dato l’impulso creativo e imprenditoriale?
Per acquisire le competenze necessarie per l'avviamento di un'impresa, una parte delle partecipanti al corso ha frequentato, tra novembre 2003 e maggio 2004, un corso di avviamento d’impresa e un percorso di mentoring organizzati dal Comitato Impresa Donna di Bologna sempre nell’ambito del Progetto Equal Portico. In questa fase di avviamento sono state determinanti le opportunità offerte dal Progetto Portico, e quindi dalla Comunità Europea e dagli enti che concretamente hanno realizzato il progetto. Successivamente non avremmo più usufruito di risorse e progetti europei. Contemporaneamente al lavoro per la costruzione d'impresa, il gruppo che si era costituito ha iniziato a svolgere le prime attività in ambito associativo, realizzando molti progetti, facendo rete con altre associazioni di donne e non solo, occupandosi di politica di genere attraverso il video, interessandosi di precarietà, fecondazione assistita, violenza alle donne, in generale di cultura e arte da un punto di vista di genere. Così nel 2005 abbiamo deciso di mantenere l’associazione per portare avanti le attività politiche e di autoproduzione culturale, e di dare vita al contempo ad una realtà imprenditoriale, l’agenzia di comunicazione Comunicattive Snc.
Partendo dalla considerazione della vostra particolare esperienza come considerate l'impegno dell'Europa nella risoluzione delle problematiche legate alle discriminazioni di genere?
Pur essendo nata da un progetto europeo, Comunicattive non segue attualmente progetti europei né reti internazionali. Potrebbe capitare di costruire reti di scambio con altre realtà affini a livello europeo, ma probabilmente in modo informale e al di fuori di progetti ufficiali.
Io personalmente non seguo in modo approfondito le politiche europee sulle discriminazioni di genere, so che l’Unione Europea ha messo a disposizione negli ultimi anni molte risorse per la realizzazione di azioni positive, progetti di empowerment e percorsi sul potenziamento formativo e professionale delle donne. Al contempo ho l'impressione che, nonostante l'impegno europeo, le condizioni materiali e immateriali delle donne nel nostro paese siano ancora tra le peggiori del mondo, con un maschilismo che impernia di sé la mentalità collettiva, le strutture dello stato, le imprese private, e nutro molti dubbi sulla possibilità che il cambiamento possa prendere spunto da politiche elaborate unicamente in sede europea.
Quindi ora operate soprattutto in ambito locale sul territorio di Bologna. A questo proposito come è il vostro rapporto con le pubbliche amministrazioni in particolare con gli enti locali?
L'associazione Comunicattive ha realizzato nel corso degli ultimi due anni diversi progetti sul territorio insieme ad altre associazioni e con il sostegno delle amministrazioni di alcuni quartieri della città. In particolare abbiamo realizzato un progetto contro la violenza alle donne - Macho Free Zone - che è stato sostenuto anche economicamente da 4 quartieri (San Vitale, San Donato, Savena e Porto) e abbiamo partecipato all'organizzazione di una rassegna estiva all'interno di un parco cittadino – La Manifattura - per cui il Quartiere Porto aveva dato un contributo economico. Quindi la nostra relazione è soprattutto con enti molto legati al territorio, come i Quartieri, che sono un'articolazione del Comune nelle diverse zone della città.
| autore: | Valentina Lanci, partecipante al laboratorio formativo di giornalismo civico del corso di Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica Sociale e Politica dell'Università di Bologna a.a. 2007-2008 |
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