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Pesca e sostenibilità: cosa sta cambiando

IUU una nuova regolamentazione per una pesca responsabile e sostenibile

di Gianluigi Negroni

 

Il pesce pescato nei paesi terzi che entrera’ nella UE dal primo Gennaio 2010 dovra’ essere accompagnato da un certificate che garantisce legalmente l’origine. Questa nuova misura e’parte di un piano organizzato dalla autorita’ comunitarie per combattere la pesca illegale, non regolamentata e che non dichiara la propria provenienza. (detta pesca IUU: Illegal, Unreported, Unregulated).

Secondo i sopracitati requisiti, l’industria della pesca dovra’ garantire che tutti i prodotti marini rispettino la Regolamentazione 1005/08 dell’UE. Viene ben specificato come lo schema IUU non ha niente a che vedere con la certificazione sanitaria, comunque obbligatoria nella UE.

La nuova regolamentazione specifica come i prodotti peschieri derivino da imbarcazioni con il permesso legale di pesca, al di fuori delle zone proibite, che rispettino le taglie minime, con atrezzi autorizzati, secondo le quote assegnate e altre condizioni; il tutto deve essere garantito dalla Autorita’ Competente nazionale.

 

I ministri degli stati membri della Ue hanno avuto un accordo politico al riguardo del  Regolamento per prevenire scoraggiare e dissuadere la pesca IUU (Illegal, Unreported and Unregulated; Illegale, non riportata e non regolamentata) nel 2008. Il regolamento viene adottato dal Consiglio d’Europa nello stesso anno e sara’ operativo dal 1 Gennaio 2010.  La UE ha ampiamente trasmesso l’informazione del nuovo regolamento a tutti I paesi terzi, inclusi Iicontinui sviluppi applicati dal consiglio attraverso meeting con le piu’ grandi organizzazioni mondiali: WTO, UNDP, FAO, SADC Marine Fisheries Ministerial Conference, IIFET framework of the ongoing free trade agreement negotiations (Central America, Andean Community, India, South Korea, ASEAN, Economic Partnership Agreements with ACP countries). DG MARE ha inoltre organizzato una serie di presentazioni e workshop sul nuovo regolamento IUU nei paesi terzi ed a Bruxelles  distribuendo materiale e rispondendo alle domande dei partecipanti.  Vi sono una serie di incontri bilaterali in atto con i principali partner commerciali per chiarire tutti i punti non chiari della nuova regolamentazione. 

 

Ogni stato deve presentare alla UE il proprio modello di certificazione IUU, specificando in dettaglio le normative nazionali  e l’autorita’ che le applica. Si dovranno certificare il 100% delle catture al contrario non avra’ senso applicare la nuova norma; l’uso di certificati elettronici (via web) viene ammesso in taluni casi.   

Lo schema di certificazione prevede I seguenti passi:

 

  • In mare: il capitano dell’imbarcazione dovra’ emettere informazioni ogni lotto pescato (pescata per pescata / finale) o rapporti via radio;

 

  • Allo sbarco nei porti: l’inspettore introduce le operazioni di sbarco nel sistema di controllo. Vi saranno anche altre misure di controllo nei porti; ogni lotto avra’ il proprio certificato di IUU

 

  • Ri-esportazioni, un’ulteriore parte del certificato IUU viene aggiunta nei documenti accompagnatori della partita/e.

 

  • Autorita’ competentI dell’UE e AC dei paesi terzi: si scambiano i dati sui lotti sbarcati  relativi ai permessi, al monitoraggio, alle quote assegnate ecc.; al seguito dalle verifiche le certificazioni si emetteranno nelle 48 ore. 24 ore piu’ tardi il richiedente ricevera’ il certificato IUU per l’importatore.

 

  • All’importazione: L’autorita’ del paese importatore controlla minuziosamente I certificati ed ha la possiiblita’ di trattenere o sequestrare il prodotto.

 

Altre regole:

  • A livello comunitario vi sara’: un sistema di allerta comunitario, una lista di imbarcazioni IUU; una lista di paesi non-cooperanti, un sistema armonizzato di sanzioni sara’ applicato nei paesi UE e paesi terzi importatori alle imbarcazioni IUU
  • Vi saranno esclusioni dal sistema di certificazione IUU per prodotti dell’acquacultura, molluschi, pesca nelle acque interne ed altri prodotti.
  • Vi saranno degli esportatori, con determinate caratteristiche (di volume e di affidabilita’) a cui verranno controllati periodicamente tutte le certificazioni nei propri uffici, questo per snellire i commerci (Approved Economic Operators: APEO)
  • Non si potranno effettuare operazioni di “trasbordi in mare” ma solo nei porti preposti
  • Sara’ proibito ai cittadini dei paesi EU di collaborare, direttamente o indirettamente, con attivita’ di imbarcazioni che hanno fatto pesca IUU
  • Sara’ pubblicata una lista di paesi che non collaborano con la nuova regolamentazione e delle barche che fanno pesca IUU
  • Vi saranno forti sanzioni pari a 5 volte il valore dell pescato (8 volte per una infrazione ripetuta)  IUU e alla sospensione delle licenze per almeno 5 anni per le barche colpevoli, si possono anche applicare pene detentive

 

L’importatore dovra’ ricevere il certificato IUU da 3/4 giorni prima di ritirare la mercanzia. Il sistema potra’ avere dei problemi nei primi tempi e la UE instituira’ dei punti d’ascolto per il supporto tecnico. Per il prodotti ittici freschi il certificati IUU saranno rilasciati 4 ore prima dello sbarco se necessario. Alcuni prodotti sono esclusi dal certificato IUU: prodotti dell’acquacultura, pesca nelle acque interne, cappesante ed altri. Se posseggono I requisiti, alcune industrie di lavorazione possono accumulare i certificati IUU nei propri uffici ed essere inspezionati solo con un controllo periodico. Se il lotto di prodotti della epsca non possiede il certificato IUU o non e’ ben compilato l’AC sequestrera’ la consegna.

Le imbarcazioni sanzionate per IUU a gli stati non collaborativi (con bandiere molto facili da cambiare) verranno inseriti in una lista IUU ed avranno il divieto di lavorare con tutti gli stati EU  e quelli in rete (Australia, Nuova Zelanda, USA ed altri) che hanno aderito all’iniziativa.

 

I certificati rilasciati da alcune organizzazioni regionali della pesca saranno validi per alcune specie sotto un regime di quote. La pesca artigianale puo’ raggruppare la pesca giornaliera di piu’ pescatori sotto lo stesso certifícate, ma bisogna citare tutti nomi delle barche. I prodotti congelati nel 2009 saranno ammessi nella UE senza alcun certificato anche nel 2010.

 

La pesca IUU e’ una delle minacce maggiori per lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine mettendo in crisi la Common Fisheries Policy, l’ambiente marino, la sotenabilita’ delgi stock marini, e la biodiversita’.

Nonstante gli sforzi della comunita’ internazionale le attivita’ illegali di IUU non sono state ridotte, numerose specie soffrono della IUU. Gli operatori illegali sfuggono alle regole ed aggirano i sistemi di controllo. Nel mondo,i prodotti ittici IUU vengono stimati con un valore annuo di 10 miliardi di €, una quantita’ pari al secondo produttore mondiale di pesce, che rappresenta circa il 20% della pesca mondiale (Oceanic development study 2007). In alcuni stati dell’Africa dell’Ovest la IUU rappresenta piu’ del 50% della pesca totale (MRAG study 2005).

La UE rappresenta una della piu’ grandi flotte di pesca al mondo ed e’ anche il piu’ grande importatore di prodotti ittici. La UE nel 2007 importo’ circa 17 miliardi di € di prodotti ittici.

Le importazioni di prodotti ittici IUU sono stimate in piu’ di 1 miliardo di € nel 2005. I prodotti ittici lavorati rappresentano circa la meta’ delle importazioni nella UE. La forte domanda di prodotti ittici lavorati espone l’UE ad essere un attrattivo e potenziale mercato per gli operatori IUU. E’ facile che il pesce IUU sia facilmente “pulito” tramite I transbordi in mare e con le lavorazioni all’estero, per l’attuale mancanza di controlli. Nel 2004 il pesce sbarcato nella UE ha avuto un valore di circa 6,8 miliardi di €.

 

L’impatto della pesca IUU

IUU causa l’overfishing degli stock, danneggiando l’ambiente marino ed e’ conseguenza di pratiche di pesca proibite. Dal punto di vista economico l’eccessivo sfruttamento degli stock riduce la taglia media delle singole specie e di conseguenza il reddito dei pescatori. Inoltre vi e’ una competizione sleale tra gli operatori che seguono le regole e quelli che non le rispettano, causando conseguenze nelle comunita’ costiere con particoalre riguardo a quelle dei paesi in via di sviluppo che si basano principalemte sulle attivita’ peschiere.

 

L’esperto Ian Dickie riferendo per il Pew Trust al riguardo degli stock di tonni e merluzzi stima, con buona approssimazione,  l’impatto della pesca IUU ad un livello del  30–40% della pesca totale, con una perdita di piu' di 27.000 posti di lavoro dal 2008 al 2020 per l’industria della pesca e trasformazione nei paesi EU.

 

Vi sono otto Regional Fisheries Management Organisations (RFMOs): CCAMLR, NAFO, NEAFC, SEAFO, IATTC, ICCAT, IOTC, e WCPFC che si occupano dell’organizzazione e gestione della pesca nelle maggiori aree peschiere del mondo. Come detto le loro certificazioni saranno valide al fine del controllo della pesca IUU.

2009

La grandezza del problema IUU The size of the problem

Nonostante le numerose misure preposte al controllo della pesca illegale, organizzate dalla UE e RFMO (Regional Fishery Monitoring Organization) per il controllo delle attivita’ di pesca, il principale problema e’ che non c’e’ abbastanza controllo nei prodotti peschieri importati dai paesi terzi. I prodotti ittici importati dovranno garantire di essere stati catturati seguendo le regole ambientali e tecniche prescritte dalla UE. La nuova regolamentazione dovra’ chiudere efficacemente, riducendo l’incentivo economico,  l’ingresso nella UE agli operatori che commerciano prodotti ittici provenienti da attivita’ illecite di IUU.

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IUU include:

 

  • la pesca non autorizzata o illegale  (llegal) che non rispetta le regolamentazioni nazionali, regionali o internazionali. Le imbarcazioni IUU operano in condizioni illegali in violazioni delle leggi della pesca che regolamentano: le stagioni di pesca, il divieto di pesca di determinate specie, la taglia minima di talune specie, l’uso di appropriati atrezzi, la regolamentazione di quote per singola specie e la licenza di pesca.

 

  • la pesca non registrata (Unreported) che non e’ stata segnalata o parzialmente segnalata alle preposte autorita’ nazionali, regionali o alle organizzazioni di pesca

 

  • la pesca non regolamentata (Unregulated) che viene condotta da imbarcazioni senza nazionalita’ o battende bandiera di comodo o battende la bandiera di uno stato che non fa parte delle organizzazioni regionali  che dirigono quella particolare pesca in quella particolare regione o per una determinate specie. Sotto questa sezione, viene inclusa la pesca in zone o su stock ittici che mancano di approfondite conoscienze o di misure di gestione, comunque dipendenti dalle organizzazioni regionali per la gestione delle aree marine. Questa definizione non comprende gli stock ittici che non hanno a disposizione dati sufficienti.

 

Perche’ e come avviene la pesca IUU

Vi sono degli ovvi vantaggi economici che favoriscono le imbarcazioni che pescano IUU , che sostanzialmente minimizzano i costi operativi evitando il pagamento di licenze, osservatori a bordo, sistemi di monitoraggio elettronico (VMS: Vigilance Monitoring System) o sistemi ufficiali di documentazione delle catture, ignorano i livelli delle quote assegnate, etrano nelle zone di riservate, utilizano attrezzature non consentite, e catturano pesci di tagli minore del consentito. In molte aree le flotte IUU pescano le specie commerciali e di particolare valore economico. La pesca IUU e’ presente per le mancanze di insufficienti controlli nazionali ed internazionali.

 

Le mancanze di appropriati controlli includono:

 

ü     Bandiere di comodo

La legislazione internazionale ammette le famose “bandiere di comodo”. Un’imbarcazione che utiliza una bandiera di comodo puo’ avere un propietario/azienda residente in un’altro stato, cio’ rende praticamente impossibile perseguire il propietario nel caso di persone senza scrupoli. Per le attuali leggi internazionali del mare, che regolano le acque non territoriali, applicano la legge della bandiera ove si e’ registrata l’imbarcazione.  Se un paese non ha sottoscritto i trattati di pesca o non li fa rispettare l’imbarcazione con la sua bandiera puo’ pescare IUU. Inoltre un altro problema non ancora chiarito e’ la connessione fra il propietario dell’imbarcazione e la registrazione sotto quella particolare bandiera. Il cambio periódico di bandiera e’ un’altro problema in quanto in alcuni stati e’ possibile cambiaere bandiera in 24 ore con pochissimi controlli  e burocrazia. E’ quindi molto facile cambiare denominazione ad un’imbarcazione per non essere riconosciuto o evitare pesanti sanzioni.

 

ü     Insufficienti controlli in mare    

La pesca IUU si sviluppa ove le attivita’ MSC (Monitoring, Survellance, Control)  quali navi pattuglia, aerei di sorveglianza, monitoraggio satellitare osservatori a bordo, sono insufficienti. Questo accade in molti paesi in via di sviluppo che non hanno sufficienti risorse da destinare ai controlli e grandi aree da controllare. In particolare i controlli al di fuori della ZEE nei cosiddetti High Seas sono particolarmente difficili ed onerosi per le distanze e le grandi aree da controllare

 

ü     Trasbordi in mare

I trasbordi in mare delle partite di pesce sono un altro modo per nascondere la pesca IUU che rimane incontrollata.  Le grandi imbarcazioni da pesca rimangono in mare per mesi, possono essere riforniti di combustibile e di generi di prima necessita’ da una flottiglia di navi appoggio ed anche gli equipaggi possono essere sostituiti in mare. Queste navi possono inoltre trasbordare i prodotti peschieri su altre navi che si occupano del trasporto nei porti entrando illegalmente il pesce pescato IUU nei porti di comodo. Inoltre, la pesca IUU viene comunemente frammischiata con la pesca dichiarata per meglio confondere le acque sulle imbarcazioni da trasporto che fanno la spola fra le navi che pescano ed i porti di sbarco.

 

ü     Porti di convenienza

Tutte le navi da pesca sono obbligate, prima o poi, a visitare un porto per scaricare il pescato, approvvigionarsi di combustibile, e rifornirsi di generi di prima necessita’. Le imbarcazioni che praticano la pesca IUU non fanno eccezione alla regola. Il controllo e la regolamentazione delle operazioni portuali (detto bunkerage ed obligatorio in molti porti) puo’ quindi essere un’operazione molto efficiente per il controllo della pesca IUU. Ovviamente vi sono dei porti che non effettuano stretti controlli sulle imbarcazioni e sono detti “port of convenience”, l’esistenza di questi porti e’ uno dei motivi per cui la pesca IUU ancora esiiste. Ci sono porti che servono come “Gateway” alle flotte peschiere IUU (alcuni nell’Africa dell’Ovest) che permettono i rifornimenti delle imbarcazioni IUU e ritirano i prodotti peschieri che successivamente entrano nei mercati della UE.       

ü     Sanzioni

Attualmente le penalita’ per il non rispetto dele regole di pesca sono diverse da stato  a stato, con il nuovo Reg. 1005/08 vi sono pesanti penalita’ quali: il sequestro cutelativo del pesce se vi sono dei problemi, la confisca del pesce che e’IUU e alte multe. Nel 2010, al seguito della recezione della regolamentazione comunitaria dei paesi EU e dei paesi terzi (che non vogliono essere bollati come “non collaboratori”) le sanzioni saranno unificate e sicuramente serviranno da deterrente per le imbarcazioni pirata.

 

La nuova legislazione (Reg. 1005/08) che deve essere recepita dai paesi EU, da quelli terzi che importano prodotti peschieri nella EU e nei paesi della rete (USA, Australia, Nuova Zelanda, ed altri) prevede un accurato controllo dei sopracitati problemi.

 

Ingresso di pesce IUU nella catena distributiva The ight against IUU fishing

Il bisogno di combattere la pesca IUU e le attivita’’ connesse e’ una delle priorita’ nell’agenda dei rapporti peschieri internazionali. L’incidenza della pesca IUU e’ semrpe maggiore in molte aree peschiere, rovinando gli sforzi per per gestire in modo sostenibile molte aree di pesca nazionali e regionali. Per i governi nazionali e le organizzazioni regionali, la chiave per il controllo e la prevenzione della pesca IUU e’ di lavorare insieme per: identificare le imbarcazioni IUU, dove stanno pescando, cosa stanno pescando, chi ne beneficia, e come i prodotti peschieri si muovono nel mercato globale. Ultimamente, il pesce deve avere una tracciabilita’ dalla pesca al consumo. Deve anche essere determinate se il pesce IUU viene confuso con quello pescato legalmente. Vi e’ un chiaro consenso internazionale per stabilire una migliore tracciabilita’ dei prodotti peschieri per ridurre gli incentivi economici ai prodotti ittici IUU ed evitare il loro ingrsso sui mercati. Gli sforzi per combattere la pesca IUU si concentrano nell’evitare che i prodotti peschieri incriminati non entrino nel circuito internazinali privandoli di un interesse economico.

 

Blacklists e whitelists

L’obbiettivo delle “blacklists” o liste nere e’ quello di pubblicizzare gli operatori peschieri irresponsabili. Un database delle imbarcazioni e delle compagnie peschiere dichiarate IUU puo’ essere visto sul sito web di Greenpeace. Le liste nere ufficiali (Blacklist), che derivano dalle pubblicazioni ufficiali dei registri pubblici disponibili delle imbarcazioni e delle compagnie IUU, sono pubblicate dalle agenzie regionali per la pesca. Inoltre le blacklists di Greenpeace registrano le imbarcazioni che pescano IUU, si attendono liste nere proveniente da organi ufficiali internazionali. Ci sono anche liste bianche (whitelists) dal 2003 la CCSBT (Center for Conservation of SouthernBluefin Tuna) ha adottato una Lista Bianca (o positive) comprendente imbarcazioni autorizzate a pescare il tonno Southern Bluefin.

 

Misure nazionali a livello portuale

Nel febbraio 2009 la FAO riporta come vi siano importanti progressi nei negoziati sugli accordi internazionali riguardanti le misure nazionali di controllo dei porti per il controllo della pesca IUU. Al seguito degli accordi, che presto saranno operativi, le imbarcazioni da pesca che vorranno sbarcare i propri prodotti peschieri, dovranno con appropriato anticipo, trasmettere informazioni sulla propria attivita’ e sul pesce che trasportano.

 

Il Global Network per fermare la pesca IUU

L’ International Monitoring, Control and Surveillance (MCS) Network e’ un’associazione di oltre 40 nazioni che collaborano per combattere la pesca IUU nel mondo. Il lavoro  dell’associazione dovrebbe essere sempre piu’ effettivo con l’approvazione della nuova regolamentazione Europea. Infatto gli USA dal Gennaio 2009, la National Oceanic and

Atmospheric Administration (NOAA) ha presentato al Congresso USA una relazione, con l’identificazione di sei nazioni di cui alcune imbarcazioni da pesca sono state riconosciute in operazioni di pesca IUU, nel 2007 o 2008. Se le imbarcazioni di una nazione vengono riconosciute come colpevoli di pesca IUU si potrebbe vietare l’ingresso di tutte le imbarcazioni da pesca nei porti degli USA ed interdirne l’ingresso di certi prodotti peschieri nei mercati USA. Regulation is a transparent and non-discriminatory

 

High Seas Task Force

Il Ministro della pesca Inglese Ben Bradshaw, dirge la International Ministerial High Seas Task Force (HSTF) sulla pesca IUU. Le alter nazioni che partecipano includono I Ministeri preposti di: Australia, Canada, Cile, Namibia e Nuova Zelanda e ONG internazionali quali World Wildlife Federation International (WWF), l’ Earth Institute, IUCN, World Conservation Union e il Marine Stewardship Council (MSC).

 

Tempistica della nuova regolamentazione IUU

Preparazione di un Piano d’Azione internazionale per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca IUU (2001).

2002 Adozione da parte della UE del Piano d’Azione per la IUU. La FAO ha giocato un forte ruolo nella diffusione del problema en el presentare una serie di risoluzioni.

Ott 2007, la Commissione Europea lancia una pubblica consultazione che risulta in una proposta pratica per la pesca IUU.

Un  regolamento per “prevenire, scoraggiare ed eliminare” la pesca IUU fu adottato dalla Commissione Euoprea nell’Ottobre del 2007.

24 Giugno 2008; la proposta viene approvata all’uninsono da tutte le forze politiche.

29 Sett 2008 La Regolamentazione  (CE) No 1005/2008 fu adottata dal Consiglio della UE.

Ottobre 2009 La regolamentazione originale viene supplementata da un regolamento dettagliato su certi dettagli che include:

- Sbarchi, trasbordi, e ispezioni delle imbarcazioni di pesei terzi

- Certificati per la pesca artigianale

- Schemi di certificazione per la pesca rilasciati dalle Organizzazioni Regionali per la gestione della pesca  (Regional Fisheries Management Organisation, RFMO)

- Deadline per la presentazione dei certificate di pesca (per prodotti importati via aerea, stradale e per ferrovia)

- Operatori economici approvati (Approved Economic Operators, APEO)

- Verifiche dei certificate di pesca

- Cooperazione amministrativa con I paesi terzi

- Collaborazione per avvistamenti da aprte di imbarcazioni da pesca

- Asssitenza mutualistica

- Esclusione di taluni prodotti ittici

Ottobre 2009 La Commissione UE pubblica ulterior chiarificazioni pratiche con le nuove regole per importatori, esportatori, industrie di lavorazione, proprietary di imbarcazioni, e AC di paesi terzi e degli stati UE.

Novembre 2009 numerosi seminari organizzati per le AC per presentare la nuova regolamentazione.

1 Gennaio 2010 il Regulamento No 1005/2008 entra nella fase applicativa

 

 

Concludendo se I requisiti del nuovo Regolamento comunitario veranno seriamente applicati, un duro colpo verra’ assestato a coloro che pescano IUU con indubbi vantaggi a tutta la filera del pesce e a gli operatori che rispettano le regole per il bene comune.    In nultima analisi anche ai consumatori ne trarranno grandi benefici; verranno garantiti di acquistare prodotti ittici pescati correttamente, nel rispetto delle regole ambientali internazionali. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link utili

http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/external_relations/illegal_fishing_en.htm

http://www.apha.org.uk/pdfs/FishIDFinalV2-0.PDF

https://grail.foodapps.co.uk/grail/general/home.aspx

http://www.defra.gov.uk/foodfarm/fisheries/marine/conservation/iuu-regulation.htm

http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/external_relations/illegal_fishing_en.htm

www.illegal-fishing.info

www.portstateperformance.org

www.high-seas.org

www.stopillegalfishing.com

www.eurlex.com.

http://ec.europa.eu/fisheries/press_corn

www.neafc.org/measures

http://www.fao.org

http://blacklist.greenpeace.org

www.seafish.org