Alii Immigrants & Integration
di Maria Luisa Vacca responsabile CEICC Napoli
Per tracciare, sia pure a grandi linee, lo scenario europeo in cui il progetto ALII va a collocarsi è necessario fare riferimento ad almeno tre grandi tematiche di respiro europeo che, in diversa misura e a vario titolo, riguardano il nostro progetto. Mi riferisco naturalmente e innanzitutto alla politica europea in materia di immigrazione, in particolare, alle politiche per l’integrazione dei cittadini migranti e, secondariamente, alle politiche europee nel campo delle educazione e, segnatamente, di Lifelong learning. E’ appena il caso di sottolineare che le due tematiche – immigrazione ed educazione – presentano più di un profilo comune e sono tra loro fortemente interconnesse. Va da sé, infatti, che qualunque seria politica di integrazione, sia essa locale, nazionale o europea, non possa essere intrapresa se non tenendo conto del ruolo chiave che rivestono le politiche dell’educazione volte a costruire un sistema educativo complesso ed articolato fondato sull’istituzione scuola e, pertanto, in primis sulle giovani generazioni, ma che, in un’ottica appunto di LLL, sappia coinvolgere gli adulti e, quindi, gli adulti migranti. Perché “integrazione” ed “inclusione sociale” sono lati di una medesima medaglia; perché, è evidente, le politiche di integrazione si traducono in politiche di inclusione sociale ed entrambe non possono avere successo senza un piano di azione strategico in materia di educazione che rappresenta il principale, anche se non l’unico, strumento per combattere l’esclusione sociale.
E qui veniamo al terzo tema: la crisi economica, o meglio la strategia che ci consentirà, si spera, di uscire dalla crisi. L’attuale crisi economica e finanziaria – come il Presidente Barroso ha a più riprese affermato – ha cancellato 10 anni di progresso e di crescita e non è ancora alle nostre spalle. E’ una crisi definita da più parti “senza precedenti”.
L’Europa deve agire collettivamente, istituzioni UE, Stati Membri, parti sociali, società civile e condividere e realizzare quell’insieme di misure che servono ad attuare quella nuova strategia, nota ormai col nome di Europa 2020. Messa a punto dalla Commissione lo scorso marzo, Europa 2020 intende superare l’attuale crisi e trasformare l’UE in un’economia INTELLIGENTE, SOSTENIBILE e, soprattutto, INCLUSIVA. “Ma per essere intelligente, la crescita economica si deve basare su conoscenza ed innovazione; per essere inclusiva deve promuovere un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale”.
Ma facciamo un passo indietro e torniamo al tema dell’immigrazione per delineare alcuni aspetti del processo, tuttora in atto, di costruzione di una politica europea dell’immigrazione. Come è noto, il Trattato di Amsterdam del 1999 ha “comunitarizzato” la materia dei visti, dell’asilo, dell’immigrazione e altre politiche connesse alla libera circolazione delle persone. Il Programma dell’Aja del 2004 e il Piano di azione di Consiglio e Commissione del 2005, rappresentano il quadro generale di riferimento della politica comune dell’immigrazione nata dopo Amsterdam.
Il Programma mira a rafforzare e potenziare il ruolo dell’U.E. nella costruzione di “uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”. Al punto III del Programma è detto “la migrazione non è un fenomeno statico” e non è destinata a cessare con il tempo, è un fenomeno che va affrontato con “un approccio globale” che comprenda tutte le diverse fasi, dall’ingresso all’integrazione. Ma per poter sviluppare una politica europea dell’immigrazione bisogna che Stati membri ed istituzioni UE condividano un’analisi comune del fenomeno in tutti i suoi aspetti, come d’altra parte è imposto dalla natura concorrente (SM + UE) delle competenze in questo settore. A questo scopo, diventa necessario uno sforzo congiunto per coordinare al meglio le politiche nazionali in materia di immigrazione e, in particolare, quelle che ci interessano più da vicino, ovvero le politiche nazionali a favore dell’integrazione degli immigrati. Nel 2005, la Commissione ha presentato un programma comune per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi che prevede meccanismi comunitari di sostegno al processo di integrazione attraverso la cooperazione e lo scambio di buone prassi. Una rete di punti di contatto nazionali (Network of National Contacts Points) è stata istituita per lo scambio di informazioni e per l’individuazione delle priorità, oltre che per garantire che gli sforzi intrapresi sul piano nazionale e su quello europeo si completino a vicenda. “Manuali sull’integrazione destinati ai responsabili politici e agli operatori” vengono stilati periodicamente sulla base di alcuni PRINCIPI di BASE COMUNI che consentono di monitorare lo stato di avanzamento delle politiche nazionali per l’integrazione. In massima parte, i concetti che si ritrovano nelle politiche di integrazione nazionali sono codificati nei COMMON BASIC PRINCIPLES e si rispecchiano, in misura variabile, nelle strategie nazionali in materia. I COMMON BASIC PRINCIPLES (CBP) individuati e condivisi sono 11. ALII, che è l’acronimo di Adult Learning Immigrants Integration, sembra perfettamente in linea con gran parte di essi.
In particolare, con riferimento al primo, “ l’integrazione è un processo a due vie” , un processo bilaterale di adeguamento reciproco, rispetto al quale la Commissione (terza relazione su migrazione e integrazione - 2007) rileva come le strategie nazionali siano sempre carenti di iniziative strutturali destinate alla popolazione indigena del paese ospite per rafforzare la sua capacità di adattarsi alla diversità. Ebbene, il progetto ALII e la sua filosofia di fondo “il métissage” prevedono il pieno coinvolgimento nelle attività progettuali e nel perseguimento degli obiettivi prefissati, dei cittadini del paese d’accoglienza, chiamati, per esempio, ad operare accanto ed insieme agli immigrati nell’ambito dei workshop previsti dal progetto.
In merito poi al CBP n. 7, dove è detto che fondamentale al fine dell’integrazione è l’interazione tra immigrati e cittadini e, quindi, moltiplicare le occasioni di contatto nel quotidiano, la Commissione sottolinea come in concreto queste occasioni sono scarsamente numerose. Anche qui ALII sembra rispondere a questa esigenza ed in modo efficace. I workshop sono occasioni di incontro, i temi affrontati nei workshop sono temi di straordinaria rilevanza nella vita quotidiana di tutti, dallo scontro/incontro tra i diversi partecipanti ai workshop, ma anche dalla condivisione dell’ideazione e della realizzazione del prodotto finale nascono relazioni umane stabili, rapporti umani intensi che riescono a superare la dimensione dell’occasionale.
Il Consiglio, nelle sue conclusioni del giugno del 2007, ha avuto modo di sottolineare la necessità di riflettere su strategie d’integrazione che sappiano coinvolgere l’intera società e rilevare che il dialogo interculturale costituisce uno strumento fondamentale per favorire l’integrazione. Ora, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l’UE dispone di una base giuridica più solida per “sostenere l’azione degli Stati membri al fine di favorire l’integrazione dei cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti nel loro territorio” (art. 79).
Perché i dati parlano chiaro e dire che l’immigrazione è una risorsa non è un luogo comune per benpensanti. Dal 2000 ad oggi, nell’UE il 21% della crescita del PIL e il 25% dei nuovi posti di lavoro sono stati creati grazie al contributo degli immigrati e sebbene l’intensità dei flussi migratori sia stata differente nei vari Stati membri, i paesi che accolgono più immigrati hanno beneficiato di una crescita più intensa sia dell’economia che dell’occupazione. La situazione demografica dell’UE, d’altra parte, indica che a causa dell’invecchiamento della popolazione e della bassa natalità, i mercati del lavoro avranno bisogno del contributo di numerosi lavoratori e lavoratrici immigrati. Secondo i dati Eurostat, dopo il 2012 la popolazione in età lavorativa inizierà a diminuire e nel prossimo decennio si ridurrà di circa 14 milioni. E’ chiaro, e non è la mia personale opinione ma quella della Commissione e del Comitato Economico e Sociale Europeo, “il fatto che nuovi immigrati vogliano realizzare il loro progetto migratorio in Europa rappresenta una grande opportunità”, ma affinché questa opportunità venga colta bisogna lavorare tutti allo sviluppo dei processi di integrazione sociale.
Ma il progetto ALII è anche e, forse, soprattutto un progetto di Educazione degli Adulti, d’altra parte è un progetto cofinanziato dall’UE nell’ambito del programma Grundtvig. Anche l’istruzione e la formazione, come l’immigrazione, non rientrano tra le competenze attribuite alle istituzioni europee fin da principio. Come per l’immigrazione, anche per l’educazione, la competenza dell’UE si affianca a quella degli Stati membri e può essere esercitata solo nel rispetto del principio di sussidiarietà. Come è noto, è solo con il Trattato di Maastricht del 1992 che l’istruzione e la formazione entrano nell’ambito delle competenze UE. L’educazione, come anche la nozione di lifelonglearning, è stata intesa a lungo in un’accezione fermamente circoscritta al perseguimento di performance economiche individuali e sociali. Tuttavia, il diritto all’istruzione è stato riconosciuto come diritto umano fondamentale da tutti gli strumenti normativi che l’UE si è data sin dalla sua nascita e l’obiettivo primario dell’istruzione resta quello di formare cittadini liberi, dotati di spirito critico, autonomi, capaci di contribuire allo sviluppo delle società in cui vivono. Ma il diritto che vogliamo riconoscere ed esercitare è il diritto ad un’istruzione inclusiva, strumento per combattere le disuguaglianze e la povertà ed è in questa accezione che essa rientra tra le priorità della Strategia Europa 2020. L’istruzione inclusiva si sviluppa in svariati contesti, non soltanto tra i banchi di scuola, ma in contesti formali e non formali, in famiglia, nella comunità. E le ragioni che devono spingerci a promuovere un’istruzione inclusiva sono, come afferma il CESE nel suo parere dello scorso aprile, di ordine educativo (perché il sistema di istruzione e formazione deve essere di qualità e aperto a tutti), di ordine economico (perché contribuisce ad affrontare le sfide economiche e del mercato del lavoro), ma soprattutto di ordine sociale, perché l’educazione deve contribuire a cambiare i modi di pensare, a creare una società senza esclusioni, pregiudizi e discriminazioni. Perché, come dice il presidente Barroso, l’educazione è il motore della dinamica di competitività e di equità che l’Europa vuole attuare, l’educazione è il migliore investimento umano, civile ed economico: noi vogliamo formare persone autonome e consapevoli che abbiano gli strumenti per esercitare il loro diritto ad una cittadinanza attiva, fondata sui valori della democrazia, del rispetto dei diritti umani, della diversità culturale. E’ una questione culturale in senso ampio - afferma sempre Barroso - un atteggiamento di resistenza all’altro, alla diversità, alla pluralità del mondo contemporaneo ci rende deboli e vulnerabili anche sotto il profilo della crescita economica, perché neanche l’economia è indipendente dalla cultura e una cultura aperta è la condizione, è il presupposto per il successo economico e sociale dell’Europa. Dobbiamo investire nella ricchezza della nostra società multietnica e dei loro attori, i migranti e i loro figli.
Possiamo dire che dai primi anni ’90 ad oggi le istituzioni europee, in primo luogo la Commissione, hanno messo a punto una serie di atti, per lo più, come è ovvio, comunicazioni, raccomandazioni, risoluzioni, che hanno via via dato forma e sostanza alla politica europea di istruzione e formazione e hanno saputo delineare il quadro complessivo entro cui la politica UE di lifelonglearning dispiega i suoi effetti. E il quadro complessivo è dato dalla Strategia di Lisbona del 2000 con cui l’Unione Europea si è prefissa di diventare entro il 2010 “the most competitive and dynamic knowledge-based economy in the world, capable of sustainable economic growth with more and better jobs and greater social cohesion”.
Active citizenship, knowledge society e employability sono concetti tra loro fortemente interconnessi e il Lifelong learning diviene non soltanto un importate fattore per mantenere la competitività economica, ma anche (specie per il ruolo che ricopre nel creare “occupabilità”) “the best way to combat social exclusion”. Ciò nondimeno, l’educazione degli adulti resta “la Cenerentola della politica di formazione”, come sottolinea il CESE nel suo parere del marzo 2008, ad essa viene riservato un spazio che potremmo definire “residuale”. Tuttavia, non manca alle istituzioni europee la consapevolezza del ruolo chiave che essa riveste.
Quanto finora fatto è tuttavia insufficiente e le cifre ci avvertono che siamo molto al disotto (10.8%) del livello di riferimento fissato per l'UE.
E’ questa consapevolezza che spinge la Commissione ad esortare gli Stati Membri a moltiplicare e a consolidare le opportunità di apprendimento per gli adulti e a renderle accessibili per tutti i cittadini, a fare in modo che i programmi d'istruzione e di formazione si concentrino, in particolare, sulla popolazione anziana e sui migranti. Gli Stati membri, continua la Commissione, devono favorire l'integrazione dei lavoratori migranti valorizzando le loro competenze.
Ebbene, credo che ALII risponda in pieno a queste esigenze. ALII è un progetto che promuove e sostiene un modello di integrazione sociale che si attua attraverso un percorso pedagogico ed educativo rivolto agli adulti, migranti e non.
Il modello di integrazione sociale a cui tende è aperto e flessibile, favorevole allo scambio e alla reciprocità, non tende all’annullamento o all’assimilazione delle diverse culture nel modello sociale del paese d’accoglienza, ma a promuovere un rapporto dialettico tra diversi sistemi di valori. Le diverse identità confluiscono in un terreno comune che ne consente il reciproco riconoscimento e la reciproca valorizzazione. Mentre il multiculturalismo è convivenza tra culture, - e non sempre pacifica – a cui viene garantita autonomia, ma che non le sottrae ad una condizione di separazione, interrotta in concreto solo da una comunicazione di tipo formale e fondata sul rispetto di regole comuni; l’intercultura è dialogo, interazione tra culture, è il modello in cui le diverse culture si mettono in gioco, si fanno conoscere, comunicano tra loro, collaborano, partecipano e si riconoscono vicendevolmente in uno spazio sociale comune (cfr Franco Cambi- Intercultura: fondamenti pedagogici- 2001).
Quando il modello interculturale si realizza a pieno diventa “métissage”. L’espressione francese indica il processo di mescolanza, di ibridazione culturale in atto nella società globale; il “meticciamento” è caratterizzato da cambiamenti e trasformazioni derivanti da contatti e scambi che riguardano sempre di più i processi sociali in corso, e primo tra tutti il processo migratorio (Antonella Fucecchi, Antonio Nanni – Identità plurali). E’ per questo che, come afferma Armando Gnisci, “il migrante è il miglior testimone e il miglior narratore dei nostri tempi”.
“ Chi emigra – aggiunge Cambi – si sradica, portando con sé le sue radici, e si inoltra in terre straniere, dove stanno altri soggetti, altre culture, che lo spiazzano, lo respingono, lo emarginano. Ma l’emigrazione esige volontà di integrazione, di confronto, di accoglienza, quindi dispone al dialogo e all’incontro. L’effetto di queste pratiche è quella “mente nomade”, più libera, più aperta, più plurale che il nostro tempo richiede”.
Il métissage è quindi mescolamento, ibridazione, contatto, contaminazione. Tutte le culture sono da sempre meticcie, ma quel che conta oggi, come afferma sempre Cambi, è l’attualità del métissage che diventa modello e principio del dialogo interculturale; oggi esso deve farsi consapevole e programmato, riconoscendo in sé un valore culturale ed etico, esso è una risorsa per poter costruire una società aperta, la sua realizzazione rappresenta pertanto l’obiettivo dell’intercultura. Ma l’intercultura si presenta come un modello di convivenza sociale che va costruito ponendo in essere azioni comuni che investono tutti: istituzioni, comunità, persone.
E la dinamica interculturale, il rapporto tra noi e gli altri, mette in discussione l’identità di ciascuno di noi. D’altra parte, come afferma Margalit Cohen Emerique, al cui pensiero ALII si ispira, gli attori della dinamica interculturale non sono astrattamente le culture, bensì i soggetti portatori di differenti sistemi culturali di riferimento, con i relativi valori. Ciò inevitabilmente finisce col determinare la necessità di una reciproca ridefinizione identitaria (cfr. Franca Pulla– Ridefinire la propria identità: alcune riflessioni) per poter costruire un’identità comune e nuova, un’identità meticcia: “perché se è vero che non abbiamo avuto lo stesso passato, è certo che avremo lo stesso futuro”( J.L. Touadi- Elogio del meticciato – ADISTA n.82/2006).
scheda sintetica del progetto
5 paesi : Italia, Francia, Danimarca, Lettonia e Bulgaria
6 partner: in Italia il CEICC e la coop. soc. L’orsa maggiore; negli altri paesi enti di vario tipo ma non enti locali.
Abbiamo ad oggi organizzato in ciascun paese 4 workshop, a ciascuno di essi hanno partecipato circa 20/25 immigrati e locali, e abbiamo lavorato su 4 grandi aree tematiche (spazio e tempo, ruolo della donna, educazione dei figli, sacro e religioso nella vita quotidiana) applicando la metodologia degli incidenti critici di Margalit Cohen Emerique, per la prima volta applicata non agli operatori di comunità, ma ai migranti. Risultato di ciascun workshop, la creazione di un prodotto “artistico” ( da noi: dal 1° è venuto fuori un video, dal 2°, 5 quadri; dal 3°, 5 racconti; dal 4°, 5 canzoni).
Ora stiamo lavorando all’European Assessment Report (in pratica, i risultati dei 4 workshop nei 5 paesi) questo documento è la base del lavoro che abbiamo svolto Bulgaria, a fine giugno, in un contesto allargato ad esperti, immigrati e decision makers e da cui dovranno scaturire le linee guida di un kit metodologico per educazione degli adulti e l’integrazione dei migranti. Se hai tempo puoi dare un’occhiata al sito del progetto www.aliiproject.org
A settembre ogni partner organizzerà la presentazione pubblica del kit.