22/12/2011

I dati del primo dossier sulle mafie in Emilia-Romagna

di Angela Benassi

Da tempo si è preso atto che non esistono territori immuni dalla mafia e che i tentativi di infiltrazione mafiosa procedono parallelamente con le grandi occasioni economiche. Si parla sempre più spesso di “Mafia invisibile al Nord” dove la criminalità organizzata si è da tempo insediata. Anche in Emilia-Romagna la presenza mafiosa tocca e invade i settori più redditizi e più aderenti alle caratteristiche delle nuove generazioni mafiose.
È quanto emerge dal dossier sulle mafie in Emilia-Romagna (“Mafie senza confini, noi senza paura”), realizzato da Libera Informazione su impulso dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna e presentato a Bologna durante un convegno. 192 pagine che forniscono la mappa completa della presenza delle cosche - 'Ndrangheta, Camorra, Cosa nostra - nelle province (nessun territorio ne è immune) e numeri che dicono tutto: 8.500 commercianti vittime dell'usura, 2 mila di estorsione, 1.250 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette arrivate alla banca d'Italia nel primo semestre del 2011.

Da sempre è più conveniente per le organizzazioni criminali riciclare i grandi profitti ottenuti dal traffico illecito infiltrandosi nell’economia legale. I campi di attività sono assai diversificati e tendono a dilatarsi: appalti pubblici ed edilizia privata, estorsioni e usura, apertura di attività commerciali, gestione di locali notturni, commercio di alimenti contraffatti, sfruttamento della prostituzione, gioco d’azzardo, servizi alla grande distribuzione, persino l’ingresso in società di calcio e per raggiungere questi risultati, le organizzazioni mafiose interagiscono con la Pubblica amministrazione e la politica.

In Emilia-Romagna la realizzazione degli obiettivi delle associazioni mafiose non passa necessariamente per l’occupazione del territorio e l’intimidazione; più di frequente - sottolinea il dossier di Libera Informazione -, la mimetizzazione avviene tramite la pratica dell’avvicinamento/assoggettamento (a volte consenziente) di soggetti come per esempio, gli imprenditori edili operanti nella zona dove maggiore è l’influenza del gruppo criminale, oppure politici e amministratori pubblici disposti a sottoscrivere patti di connivenza per tornaconto elettorale o economico.
Il costante inquinamento dell’economia legale e il progressivo e contestuale finanziamento delle ricchezze mafiose, sono i fattori principali che hanno permesso alla cosche mafiose un imprevedibile “balzo nella modernità”.

E’ sufficiente osservare l’andamento delle segnalazioni di operazioni sospette registrate dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) istituita dalla Banca d’Italia; si tratta di segnalazioni fornite da banche, Poste, intermediari: “Le segnalazioni di operazioni sospette sono passate da circa 1.000 nel 2008 a più di 3.000 nel 2010, ragguagliandosi all’8,6% del dato nazionale. Per quel che riguarda il primo semestre del 2011 si registrano 1.250 segnalazioni sospette”. L’andamento delle segnalazioni rispetto alle province di provenienza delle stesse, nel 2010 vede al primo posto Bologna (21%), poi Rimini (17%), Modena (15%), Reggio Emilia (14%), Parma (10%), Forlì-Cesena (8%), Ferrara (6%), Ravenna (5%), e infine Piacenza (4%).

In un suo recente rapporto sulle infiltrazioni mafiose nel Nord-Italia il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), fa capire che in passato l’Emilia-Romagna era per le cosche mafiose una terra di passaggio, oggi invece rappresenta una delle regioni più importanti per l’economia del Paese ed è per questo che è al centro delle attenzioni di mafia, camorra e ‘ndrangheta. Il tessuto di piccole e medie imprese e la vocazione turistica e alberghiera sono le calamite che hanno attirato gli uomini delle cosche.
Il territorio emiliano-romagnolo rappresenta una grandissima opportunità per le organizzazioni criminali, ancora più allettante e pericolosa in una fase di acuta crisi economica. Qui la mafia si presenta come fattore di dinamismo economico, potendo immettere grandi capitali.

Il convegno di Bologna si è concluso con la firma di un protocollo fra Libera Emilia-Romagna e Unioncamere regionale. Fra le misure, l'intesa prevede la realizzazione del progetto 'SOS Giustizia - Servizio di ascolto e di assistenza alle vittime della criminalità organizzata", aiuto che sarà gestito da Libera che, a sua volta, si impegna a garantirne l'operatività presso le sedi delle Camere di Commercio aderenti.

Scarica il dossier sulle mafie in Emilia-Romagna: dossier_emilia.pdf

Per approfondimenti:
http://assemblealegislativa.regione.emilia-romagna.it/wcm/biblioteca/adoc/docgiur/bibliografie/index/politica/criminalita/criminalita.htm


http://assemblealegislativa.regione.emilia-romagna.it/wcm/biblioteca/adoc/docgiur/approfondimenti/focus/crimin/pres/ist_org.htm