e il loro cd "Have no fear"

The MainStream

a cura di Angela Benassi

Cinque artisti provenienti da Francia, Italia e Germania si destreggiano tra ballate, sfumature british e pennellate USA, reminescenze beatlesiane e gospel. The MainStream nasce nel 2004 dall'incontro dei produttori Joscha Blachnitzky e Federico Malandrino. Due anni dopo pubblicano “X” (Non-profit-records) con il singolo, corredato dal videoclip, Don't worry.

Il 2009 è l’anno della pubblicazione di “The beauty in the mundane” (Toolboxx records), anticipato dal singolo e dal video Birds. L'album permette alla band di farsi conoscere fuori dall'Europa: si esibiscono in Cina, Stati Uniti, Canada e Cile. L'uscita del secondo singolo City of Angels e le nuove date in Germania, Svizzera e Italia, affermano The mainStream come una delle realtà più interessanti del panorama indipendente internazionale. 

Il 2010 è l’anno dell'uscita di due singoli inediti con altrettanti videoclip: Scream, con la partecipazione del rapper di San Francisco Lexxx Luthor, e Silenzio, brano prodotto in occasione dei dieci anni della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. La fine del 2010 ed il 2011 vedono The mainStream impegnati nella scrittura e arrangiamento del terzo disco, che rappresenta un'evoluzione importante rispetto ai precedenti lavori: lo stile si fa più asciutto e si concentra intorno al rock cantautoriale.L’album Have no fear (The Stream Records) è il risultato di un grande sforzo di scrittura e produzione, per affrontare temi importanti come la guerra vista dai bambini (Africa) e la sessualità raccontata dalla televisione (Taylor Rain), ma anche i rapporti di coppia (Close my eyes e Sleep with me) e le emozioni più profonde (Shine e Yellow tree). Proprio il titolo, Have no fear rimanda all'importanza di guardare la realtà con coraggio, mettendo in gioco la propria capacità di amare, soffrire, lottare e condividere. I temi sociali si mescolano con quelli della quotidianità, adattandosi di volta in volta alle ballate, ai brani di ispirazione trip hop, beatlesiani o gospel.

Il disco, il primo in distribuzione fisica anche in Italia, in uscita a gennaio 2012, come già i precedenti è ricco di collaborazioni: i rapper di Hollydish (Québec) e Shane Christiansen (California), i cantautore Huw Hamilton e Synje Norland, il musicista cileno Felipe Sepulveda e la Deutschen Filmorchester Babelsberg. Il primo singolo ufficiale dell’album è Sleep with, un brano dal sapore vintage veloce ed immediato.

Intervista a Joscha Blachnitzky voce dei The MainStream

Chi sono i MainStream? ci presenti la line up?
Non è una domanda semplicissima... i componenti stabili sono Anton Stoeger alla batteria, Pablo Rayan al violino, Federico Malandrino alla chitarra ed io alla voce. Intorno a noi quattro ruotano molti altri musicisti, alcuni più integrati nel progetto, ed è il caso della rapper canadese Hollydsh e del vocalist cileno Felipe Sepulveda, altri come collaboratori per singoli brani. Però è importante sottolineare che tutti hanno sposato la filosofia del lavoro che, almeno in una prima fase, è fatta di una grande messa in discussione dei testi, dell’arrangiamento, del mood delle singole canzoni, in base alle diverse lingue e provenienze culturali e musicali.

Ci parli del primo singolo, Sleep with me in uscita con il cd?
E' il brano che abbiamo scelto per lanciare il disco in Italia. Abbiamo deciso di diversificare i brani a seconda dei paesi. Non tanto per una questione di marketing, ma perché avendo molti brani a disposizione ci piaceva l’idea di poter mettere in circolo canzoni diverse. Parlando con il nostro manager in Italia, ci è sembrato che per l’Italia Sleep with me fosse il pezzo più adatto: ha un approccio un po’ vintage ed è veramente ammiccante, fin dal titolo.

Come è nato questo progetto musicale "Have no fear"?
Siamo un gruppo molto prolifico, scriviamo quasi tutti, anche se poi, essendo io la voce, adatto le liriche alle mie capacità vocali e all’arrangiamento che scegliamo. Tuttavia, verso la fine del 2010, quando abbiamo iniziato a lavorare al nuovo disco, abbiamo passato diverse settimane a inviarci mail in merito a quello che secondo ciascuno poteva o doveva essere... diciamo “l’urgenza”. Beh, il risultato è stato qualcosa che suona come “non possiamo permetterci di aver paura” di noi stessi, dei nostri rapporti familiari, del mondo che ci gira intorno.

Cosa volete comunicare con questo disco?
In generale non sono convinto che l’arte, più o meno alta, debba comunicare qualcosa, però volevamo condividere o, meglio, esorcizzare queste paure che riguardano tutti, giovani e adulti, abitanti del sud o del nord del mondo... e poi volevamo suggerire una via: stare davanti alla realtà, dirsi le cose e dirsele prima che sia troppo tardi.
Al nostro interno litighiamo come dei pazzi, perché abbiamo dei caratteri forti e spesso irruenti, ma in fin dei conti pensiamo sia meglio per tutti una sana sfuriata che mille rivoli di rancore.

Voi siete un collettivo musicale internazionale. Come è avvenuto l’incontro tra musicisti di diversi Paesi europei?
Federico ed io ci siamo incontrati diversi anni fa, quando con i miei figli ero in vacanza all’Isola d’Elba. Qualche mese dopo a un concerto ho conosciuto Anton. Invece Pablo l’abbiamo visto suonare per strada ad Amburgo e abbiamo capito subito che era giusto per il progetto. Gli altri, Hollydish, Felipe, Lexxx, Huw, Shane, Synje , li abbiamo conosciuti viaggiando. Girando per il mondo s’incontrano persone incredibili, con storie molto diverse tra loro.
L’unico che, pur producendo con noi il primo disco, non siamo mai riusciti a incontrare e del quale abbiamo perso le tracce è Mason Black, rapper talentuosissimo di Cape Town in South Africa. Con lui il lavoro era solo attraverso la rete. 

Silenzio. Senza paura (Sounday music) è un brano riarrangiato dedicato al decennale della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Quindi non solo musica, ma anche musica a favore del sociale e dei diritti delle donne e dei bambini? Suonare per vivere è spesso logorante, sopratutto in un momento storico così complesso, però è anche un privilegio. Siamo tutti convinti che ciò che facciamo, le canzoni che scriviamo debbano testimoniare ciò che ci sta intorno, altrimenti saremmo solo una versione biologica di un jukebox.
Il lavoro su “Silenzio” è stato molto importante per noi, anzitutto perché ci ha permesso di conoscere Giulia Ottonello che è una cantante e una persona davvero speciale, dall’altra perché con una cosa piccola come una canzone abbiamo dato voce ad un problema pazzesco, che viaggia sotto terra nella nostra società colta e opulenta. Le violenze familiari sono frequentissime e devastanti per chi le subisce, ma il fatto che spesso restino un problema coniugale e non siano percepite come una piaga sociale, è anche peggio.

Il mastering del disco è stato curato da Robert Babicz, guru del sound che, per questo lavoro ha impiegato macchine analogiche come lo Studer A80, allo scopo di conferire carattere vintage al disco. Ce ne parli?
Sia il lavoro con Robert che quello con Guy Sternberg a Berlino è stato, dal punto di vista professionale, un’esperienza fondamentale. Condividere, con professionisti di quel livello, le scelte sui singoli suoni ha rappresentato un passo avanti notevole. Per un musicista “sentirsi da fuori” è molto difficile, sopratutto quando ciò che suona o canta l’ha scritto lui.
Nello scegliere di lavorare con loro, sapevamo che sarebbe stato faticoso perché sono due persone molto meticolose, anche perché i rispettivi studi possono vantare strumentazioni che vanno dal massimo del digitale al massimo dell’analogico. Questo garantisce che i suoni abbiano profondità, ma che siano anche molto “gestibili”.

Progetti per il prossimo futuro?
Per almeno tre mesi dobbiamo prenderci cura del disco, promuovendolo al meglio in Italia, Svizzera e Germania, poi stiamo costruendo delle partnership per esibirci anche in Francia, Belgio e Inghilterra. Vorremmo anche tornare in Cina, dove siamo già stati nel 2010 e negli Stati Uniti, che nel 2008 abbiamo girato in due, suonando ovunque. 

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