La crudeltà nell'inferno nazista di Breendonk
Uno tra i campi nazisti di prigionia più duro e meglio conservato d’Europa sorge in Belgio nelle vicinanze del paesino di Breendonk. Fort Breendonk, una fortezza circondata da un fossato

BREENDONK (ANVERSA) - Uno tra i campi nazisti di prigionia più duro e meglio conservato d’Europa sorge in Belgio nelle vicinanze del paesino di Breendonk. Fort Breendonk, una
fortezza circondata da un fossato, è stata il teatro della morte di 400 persone, tra ebrei, rom, oppositori al regime, per mano dell’odio nazista. Tra la prima e la seconda guerra mondiale Fort Breendonk viene usato come caserma dall’esercito belga e successivamente si decide di adibirlo a quartier generale in caso di invasione del Belgio, eventualità non remota alla luce della posizione strategica centrale in Europa.
IL COMANDANTE SCHMITT E I SUOI COMPLICI - Nel settembre 1940 vi giunge il maggiore Philipp Schmitt al comando delle SS tedesche che si alternano alle SS fiamminghe. È
sotto la sua crudele guida che questo luogo della provincia fiamminga passa alla storia come ‘l’inferno di Breendonk’. Dalle dichiarazioni che vengono fatte durante il processo di Mechelen del 1949, nel quale viene condannato a morte Schmitt, emerge che i comportamenti del bavarese sono abominevoli a tal punto da renderlo inviso finanche ai suoi commilitoni che evitano di incontrarlo durante una sua visita a Bruxelles. Schmitt impone ai prigionieri lavori forzati, denutrizione, abusi che portano spesso alla morte, predispone una stanza adibita alla tortura dei detenuti. Rende Fort Breendonk, quello che doveva essere un campo di transito dove si resta 3 mesi prima di essere deportati nei campi di concentramento e sterminio in Germania, Polonia e Austria, un vero e proprio campo di concentramento, uno dei più duri in Europa. Schmitt era accompagnato dalla moglie, Ilse Birkholz, nota per incitarlo ad aizzare l’inseparabile pastore tedesco, Lump, contro i prigionieri. La Birkholz era solita osservare i prigionieri nudi mentre facevano la doccia e guardarli quando facevano i loro bisogni al centro del campo, nell’umiliante e angusta latrina comune. Tra i complici più feroci di Schmitt c’è Johan-Hans Kantschuster, vicecomandante del campo. Giunge a Breendonk dopo molti trasferimenti tra Dachau, Mathausen, Ravensbruck a causa dei suoi problemi mentali che lo portano ad abbandonarsi a un pesante alcolismo. Nonostante i medici delle SS lo abbiano dichiarato “non sano di mente” gli vengono concesse più possibilità. I problemi mentali aumentano con l’uso di alcool e i medici, dopo i suoi comportamenti brutali contro le donne, omicidi sommari e violenze, scrivono nel 1941 che ormai è "un buono a nulla dal quale si sarebbe felici di sbarazzarsi". Ricompare sui documenti ufficiali nel 1942 quando si ritrova a Breendonk e qui è costantemente ubriaco a terrorizzare i prigionieri e seviziarli. In particolare con la frusta. Durante i 7-8 mesi di permanenza al forte il numero delle vittime sale sensibilmente. Non subisce alcun processo dopo la guerra perché nel 1943 si perdono le sue tracce e non viene mai più ritrovato. Solo nel 1982 si fermano le ricerche perché si ritiene che non sia più in vita.
LE SS FIAMMINGHE – In quello che è ufficialmente un monumento nazionale dal 1947, si alternano SS tedesche e fiamminghe. Le SS fiamminghe hanno lo stesso comportamento senza scrupoli di quelle tedesche per questo i suoi rappresentanti sono condannati, con le stesse accuse dei tedeschi, durante il processo di Mechelen. L’Unione Nazionale Fiamminga, nata nel 1933, è un partito politico nazionalista fortemente anti-semita che ha molto in comune con l’ideologia nazista. Il suo fondatore, Staf De Clerq, collabora con i nazisti durante l’invasione del Belgio del 1940 sperando di liberarsi della Vallonia, che per lungo tempo ha supremazia politica ed economica nel paese, e arrivare a creare uno stato unico con l’annessione delle componenti fiamminghe di Paesi Bassi e Francia. I tedeschi preferivano i fiamminghi per la loro origine germanica e perché le Fiandre rientravano nel progetto del Grande Reich tedesco. Fernand Wyss è il più crudele degli aguzzini fiamminghi a Fort Breendonk. Viene condannato a morte al processo del 1949 per omicidio colposo di 16 persone e l'abuso di 167 detenuti.
IL FUMETTISTA DELLA RESISTENZA - A lasciare una ampia documentazione di Fort Breendonk è il fumettista-schermidore belga, Jacques Ochs,
vincitore di una medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Stoccolma nel 1912. Disegna per il settimanale belga ‘Porquoi Pas?’ viene arrestato come membro della resistenza, detenuto e poi liberato. Racconta con i suoi disegni, preziosissima testimonianza storica, quello che è stato l’inferno di Breendonk.
L’AMORE PER LA LIBERTA’ - Léon-Ernest Halkin, professore di storia all’Università di Liegi, membro della resistenza e detenuto numero 2470 rinchiuso nella stanza numero 6, ha regalato una testimonianza che racconta meglio di tutte chi sono i prigionieri e i loro sentimenti a Breendonk. “Tutte le classi sociali, tutte le professioni, tutte le opinioni sono rappresentate. I fiamminghi perdonano ai valloni di non essere fiamminghi, gli artigiani non disprezzano gli intellettuali e i credenti possono pregare senza il rischio di svegliare l’ironia dei comunisti. Lo stesso spirito riunisce tutti questi uomini, uguali di fronte ai tedeschi e di fronte alla morte. Non oso chiamarlo patriottismo, ma amore per la libertà. Poco a poco la comunione nella sofferenza crea una vera intimità, le barriere si abbassano, i pregiudizi scompaiono, la diffidenza viene dimenticata e nascono belle amicizie malgrado il quadro estremamente antipatico nel quale dobbiamo vivere”.
di Giovanni de Paola
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foto di Giovanni de Paola (2-3-5-6-7)