Sguardo sulla situazione economica della Grecia

Adriana Galvani Dip. di Storia-Antropologia-Geografia Università di Bologna

Da molti mesi le notizie riguardanti la situazione economica della Grecia sono sempre più allarmanti, tanto più che viene seguita a ruota verso la caduta da altri paesi dell’euro e persino l’Italia viene considerata a rischio.

 

Numerose sedizioni sono state annunciate sulle piazze fino a raggiungere un significativo numero di morti e di feriti.

Terrei però a segnalare le impressioni ricevute durante una visita ad Atene tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2011.

L’occasione di un viaggio ad Atene derivava dalla volontà di studiosi europei di aiutare i colleghi greci a superare un momento di grossa crisi. Per questo si è organizzato un incontro di geografi europei, sotto l’egida dell’associazione EUROGEO.  Però, la sola notizia dell’incontro internazionale aveva incitato gli studenti ad approfittare dell’evento per farsi notare a al di là della città e del Paese. Era stata infatti segnalata l’intenzione di boicottare l’incontro che doveva  per di più essere preceduto da un corso europeo di aggiornamento Comenius per insegnanti.

L’opportunità di una protesta era stimolata in quegli stessi giorni dalla ratifica di un decreto che elevava le tasse universitarie, la cui approvazione doveva avvenire nel periodo degli incontri.

Si è adottata così la soluzione di spostare il luogo del corso Comenius fuori città, il che ha dato buoni risultati poiché in periferia la situazione era più che tranquilla.

Infatti la piazza centrale di Atene, Piazza Syntagma, che ospita la sede del Parlamento greco, era costantemente affollata da dimostranti, anche se la situazione si dimostrava quieta poiché erano giunti giovani di movimenti pacifisti da tutta Europa che avevano impresso una ondata di “ribellione gioiosa”, che si intona perfettamente con il carattere dei greci. In certi momenti, pur non riuscendo ad attraversare la piazza, si percepiva una situazione di festa, di incontro sociale. Il caldo favoriva lo stare seduti ai bar, bersi una bibita, camminando in mezzo alla folla, cogliere le offerte di venditori ambulanti di patatine, spiedini e pannocchie. La bibita che va per la maggiore è un frappé di caffè in un grande bicchierone pieno di ghiaccio, di una bontà unica, di cui erano pieni i cestini nelle strade. Tutto questo combaciava con il perfettamente tranquillo comportamento nelle altre piazze e strade, fino al lunedì 6 giugno in cui uno sciopero dei trasporti andava ad interferire più con i piani di turisti che con quelli dei lavoratori.

Non solo questo mercato al di sopra di tutto prevaleva, ma in piazza la gente cantava, ballava, suonava, creando un’atmosfera che nemmeno alla caduta del muro di Berlino era tanto festosa.

Le foto documentano questa situazione forse non del tutto comprensibile. Le foto però non possono rivelare un altro aspetto della situazione, il grande numero di poliziotti che proprio in quei giorni sostavano ai tavolini all’esterno dei bar, bevendo caffè con noncuranza, come se niente fosse nell’aria; la cosa strana è che formavano gruppi numerosi di persone in divisa, ma sembravano suonatori in attesa di suonare la banda. Non è stato possibile fotografarli, poiché si sono accorti in tempo dei miei tentativi, forse maldestri, infatti fotografare un gruppo non è troppo facile. In una occasione gli stessi poliziotti con lo scudo in mano sedevano accanto ai ribelli, come fossero compagni di vecchia data, o almeno si ignoravano con noncuranza.

Nonostante le notizie della sommossa fossero avanzate in tutto il mondo, Atene era piena di turisti, poiché Atene è generalmente il punto di scambio dei viaggiatori diretti principalmente verso le isole, la cui atmosfera si diceva fosse molto calma. I turisti erano più che tranquilli, poiché infatti al di fuori della piazza era come se si fosse in un altro mondo. La sera si cenava ai caffè delle piazzette alla Plaka, si passeggiava alla ricerca di souvenir e ai giochi di luce dei monumenti.

Tutto questo si spiega con il carattere dei greci, molto “mediterraneo”: prendono alla leggera anche le cose più importanti, non si preoccupano del futuro, l’importante è non toccarli nei loro privilegi bizantini, certamente eccessivi. Amano la bella vita, il relax. Nonostante la crisi attuale hanno un numero elevatissimo di lavoratori stranieri, si reputa più elevato che in Italia e forse che in altri paesi europei; alla domanda se la crisi li farà fuggire, i greci sono sicuri che non rischiano il loro posto di lavoro perché i locali non accettano certi tipi di mansioni, come succede d’altronde in tutti gli altri paesi di immigrazione.

In sostanza, in Grecia l’organizzazione sociale è alquanto disorganizzata, molti lavoratori si adagiano nel disimpegno, basti dire che, negli uffici pubblici, invece di sanzionare chi arriva in ritardo, si premia chi arriva in orario, costume che finalmente con la crisi è stato eliminato, col risultato che invece di collaborare rispettando i doveri, ci si scarica ancora di più la coscienza.

La cosa più sgradevole da osservare è che, nonostante una bellissima e perfettamente funzionante metropolitana, nessuno paga il biglietto che ha pure un costo basso, di fronte al costo del carburante più alto d’Europa. I locali non pagano perché nessuno controlla, non ci sono nemmeno i tornelli all’entrata e all’uscita, anzi non ci sono nemmeno passaggi a corridoi, le entrate sono aperte e ampie. Se i locali non pagano, come non pagano l’autobus, mentre si paga il pullman perché il controllore è sempre a bordo, anche i turisti imitano un’abitudine vantaggiosa pure per loro. Si può ridere di una tal cosa, ma non si può scherzare, dato che la corresponsione dei biglietti da parte di una popolazione di milioni di abitanti e milioni di turisti, servirebbe certamente ad alleviare il debito pubblico, anche se è enorme, ma da qualche parte occorre iniziare, anche perché i costi, in tal caso di una metro o dei servizi urbani sono certamente elevati. E’ poi da considerare negativa in sé la propagazione di comportamenti poco etici che si allargano facilmente e a cascata in tutti gli strati della società e del pubblico sistema.

Questo fa molto male a chi ama questo Paese bellissimo, dalla cultura antica, che ha funto da fondamento a tutta la società occidentale e persino alla generale cultura europea, nonostante le critiche degli europei del nord.

Le persone addentro alle problematiche della situazione attuale[i] non nutrono fiducia in una possibilità di ripresa, poiché manca il volano principale del recupero, ossia la volontà di rimediare e di fare i sacrifici essenziali e irrinunciabili, ognuno pensa alle minacce dirette a privilegi sclerotizzati e alla perdita di vantaggi personali che si sono rivolti in danni all’intera società.

Manca forse una integrazione tra pubblico e privato, il senso del pubblico che manca anche a tanti altri Paesi.



[i] Si sono intervistati funzionari di diverse banche.