Continuano le provocazioni al 38° parallelo
Ciro Colangelo
Dopo sei anni il governo sudcoreano ha deciso di riaccendere le luci della “Christmas Tower” situata al confine con il Nord in risposta agli ultimi attacchi armati che hanno provocato la morte di quattro persone; infatti dal 2004 gli addobbi natalizi erano stati banditi da un accordo che aveva sancito la fine delle attività di propaganda al confine. Il presidente Lee Myung-bak, in visita ufficiale al 38°parallelo, ha dato l'ordine di eseguire nuove esercitazioni militari nella regione di Pocheon, tra Seoul e la zona demilitarizzata che separa le due Coree, dopo quelle di pochi giorni fa sull'isola di Yeonpeyeong che erano state svolte sfidando le minaccie di Kim Jong Il che aveva promesso pesanti ritorsioni. Le cannonate sudcoreane sono arrivate a circa 10 kilometri dal confine che non è mai stato riconosciuto dal Nord e gli abitanti dell’ isola “contesa” sono stati costretti a rifugiarsi nei bunkers per paura di eventuali risposte armate nordcoreane che fortunatamente non sono arrivate. La reazione a caldo di Pyongyang è stata sorprendente perchè le prime dichiarazioni rilasciate dal regime all'americano Richardson, il governatore del New Mexico in visita privata in Nord Corea, lasciavano addirittura presagire che Kim era pronto a far proseguire i controlli dell'Agenzia Internazionale sull'Energia Atomica sul suo territorio ed era disposto ad ignorare le provocazioni del Sud. Queste dichiarazioni sono state subito contraddette da quella rilasciata dal ministro della Difesa della Corea del Nord durante la cerimonia organizzata per festeggiare il diciannovesimo anniversario di Kim Jong Il al comando supremo delle forze armate della Corea del Nord. In questa occasione il ministro ha dichiarato che “le forze armate rivoluzionarie sono pronte in ogni momento a lanciare una guerra santa basata sul deterrente nucleare per affrontare le azioni del nemico”. Ciò potrebbe arenare la ripresa dei negoziati a sei (USA, Giappone, Russia, Cina e le due Coree) anche se c'è da essere molto cauti nel formulare le analisi perchè non è la prima volta che Kim si dichiara disposto a trattare e poi cambia repentinamente idea.
La Politica del vento del Nord e quella del sole splendente.
Il partito conservatore del Grand National Party (GNP) al governo della Corea del Sud dal 2008 sta cercando sia di dare una prova di autosufficienza militare dopo l'esercitazione congiunta con gli USA nel mar Giallo, sia di accontentare quella parte di elettorato che aveva criticato l'eccessiva leggerezza con cui aveva gestito l'attacco nordcoreano del 23 novembre. Tale motivo spiega il cambio in corsa del Ministro della Difesa, sostituito con un generale dell'esercito, la politica di riarmo a scapito delle spese sociali e la bocciatura della legge che prevedeva la riduzione del servizio militare obbligatorio che invece rimane fissato a 21 mesi. Dal canto suo, il maggiore partito di opposizione, il Democratic Party (DP), sta aspramente criticando l'operato del governo sostenendo che tale politica aggressiva ha il solo scopo di rafforzare gli estremismi e concedere terreno fertile al Nord per la sua propaganda di regime. La strategia politica che sta perseguendo il GNP è in netto contrasto con quella portata avanti dai precedenti governi liberal, la cosiddetta Sunshine Policy (Politica del sole splendente) che invocava il rafforzamento del dialogo e della cooperazione con il Nord per favorire l'unificazione. Questo tipo di politica iniziata dal presidente Kim Dae-jung nel 1998, fu continuata anche dal suo successore Roh Moo-hyun fino al 2008. Essa prese il nome da una favola di Esopo “Il vento del nord ed il sole”; nella favola il sole e il vento gareggiano per riuscire a togliere il cappotto ad un uomo. Ci prova prima il vento che soffia con gran forza, ma l’uomo stringe forte il cappotto e riesce a mantenerlo addosso. Poi è la volta del sole, che comincia a splendere e l’uomo è costretto a togliersi il cappotto volontariamente per godersi il tepore. I promotori di questa politica credevano quindi che le sanzioni e la linea dura contro il Nord avrebbero potuto solamente portare il regime stalinista ad una chiusura totale e quindi ad un'escalation militare e nucleare.
Rivelazioni di WikiLeaks e l'ipotetico scenario dell'unificazione.
Sul piano internazionale la prova di forza sudcoreana sta alimentando un clima di tensione e sta portando lo scontro ad un livello incontrollabile persino dalle grandi potenze, Cina e USA in primis, che rischiano di dover sottostare ai dicktat coreani in un particolare momento storico in cui la loro cooperazione politica ed economica sarebbe più che auspicabile. Le ultime rivelazioni di WikiLeaks sulla penisola coreana riferiscono che la Cina sarebbe pronta a scaricare l'alleato nordcoreano, accettando un piano di pace che isoli il moribondo Kim Jong Il e favorisca la graduale unificazione delle due Coree. E' certamente vero, come i cable di Assange confermano, che la Cina non vuole un alleato belligerante che irrita le potenze occidentali, ma è pur vero che il gigante cinese è ancora di più preoccupato di un eventuale collasso dello stato confinante e di una sua unificazione con il Sud che provocherebbe un massiccio esodo di nordoreani nel suo territorio. Nello scenario ipotetico della unificazione, lo stesso problema si verificherebbe in Corea del Sud e potrebbe minare alle fondamenta lo sviluppo economico della quarta economia asiatica su cui potrebbero ricadere anche molti problemi sociali dovuti alla difficile integrazione tra due modelli antitetici. Infine l'unificazione potrebbe sconvolgere gli equilibri di potere regionali, sancendo la nascita di uno stato coreano unificato che, dopo aver superato i problemi di integrazione, potrebbe divenire molto influente nell'area; con più di 70 milioni di abitanti, la Corea unita si sentirebbe pronta per sfidare economicamente e politicamente tanto la Cina, quanto il “gigante dimenticato” Giappone. In questo scenario i cosiddetti “negoziati a sei” potrebbero essere parte della soluzione, ma dovrebbero essere allargati ad altri importanti attori internazionali, come ad esempio l'Unione Europea che, non essendo uno stato confinante con le Coree ed essendo stata sempre disponibile a fornire assistenza per lo sviluppo del Nord, potrebbe svolgere ruolo cruciale nel favorire il graduale disarmo della penisola coreana. La sfida è difficile ma non impossibile anche perchè il popolo coreano è molto più pronto all'unificazione di quanto non lo siano i rispettivi governi e quelli prossimi geograficamente.
