Capire la Cina oggi

La Cina nell’economia globale

Un saggio di Adriana Galvani Università di Bologna

 

 

 

 

China is every day on the top of the economic discourse, but it deserves more attention this year 2009,  being this one the 60th anniversary of the Communist Revolution and the 30th  of the free market celebration. China has totalled many points in the run toward development and wellbeing, taking part at the international fora and the exclusive great meetings of WTO, being a decisive interlocutor of UN. Thirty years of global economy are not too much, but the key of the success is connected to the rapidity of Chinese decisions and doing. This is not enough for Chinese managers or politicians whose dream is to be at the top class in everything, from production to new technologies, research, market and invention.

China evolution in recent years is an unique case.

Its particularity is demonstrated by the resurgence after the global crisis, which for China has been shorter than those of other countries. Chinese people are going upward, instead of being affected by  the downturn, according to their personality, upgrading the general battle towards lower and lower prices, attracting foreign investors and buying foreign assets abroad.

“The country appears to be the first major economy to pull decisively out of the global downturn, having posted annual growth of 7,9% in the second 2009 quarter” (Reuters Agency, in China Daily, 27/7/09, p. 4)

Government is paying its fees putting a stimulus of $ 500 billion in the $3 trillion economy, much better than US $ 800 billion in a 14 trillion economy.

Premessa

Nel 2006 il presidente americano Gorge Bush e il presidente cinese Hu Jintao hanno deciso di avviare un dialogo ufficiale bilaterale, da tenersi due volte l’anno, in considerazione della importanza crescente delle relazioni tra i due paesi. Il dialogo intende porre sul piatto problematiche di lungo termine nella costruzione di società innovative e sostenibili, nello stesso momento in cui gli USA assisteranno la Cina nella costruzione di una economia indirizzata al mercato.

Lunedì 27 luglio 2009 è stato rinnovato il dialogo Strategico ed Economico USA-Cina, chiuso il 28 luglio, secondo la nuova direzione da prendersi in seguito all’elezione del presidente Obama. Il dialogo che verte su affari regionali, bilaterali e globali è inteso a risollevare la situazione di crisi mondiale e a stabilire una pace duratura tramite una crescita bilanciata, attraverso legami proficui per entrambi, allargando la cooperazione e riducendo il protezionismo. Infatti entrambi intendono sostenere scambi più aperti, per creare nuovi posti di lavoro e stimolare l’innovazione.

Introduzione

Lo sfondo del colloquio Cina-USA prevede accordi sul cambiamento globale da  precisarsi alla conferenza sul clima di Copenhagen nel dicembre 2009. Il risultato di uno dei più importanti eventi dell’anno coinvolgerà il mondo intero,  poiché ora si rende necessaria una riforma sul sistema finanziario mondiale e la programmazione dello sviluppo sostenibile, anche se i due paesi non sono d’accordo sulle modalità, sebbene intendano cooperare ed ottenere un risultato win-win con soddisfazione della Cina, orgogliosa di raggiungere una situazione di parità di colloquio con il colosso mondiale. Innanzitutto la Cina sta chiedendo agli Usa assistenza nell’uso di tecnologie pulite e richiede che nell’accordo di Kyoto non vengano conteggiate le sue emissioni totali, ma per abitante (Yuang Peng, in China Daily, 27/7/09, p.4). Entrambi intendono continuare l’iniziativa di Eco-Partnerships nel quadro del Decennio della Cooperazione su Ambiente ed Energia  (TYF) che prevede sistemi puliti, aperti, rinnovabili ed efficienti nell’erogazione di elettricità e nei trasporti, la conservazione di foreste e aree umide. Prevedono un uso pulito del carbone, incluso il sequestro e la cattura del carbonio, di ottenere il gas dalle rocce scistose e stanno preparando la seconda e terza generazione del bio-gas, oltre ad un nucleare avanzato; nel settore tradizionale del petrolio intendono discutere sulle riserve strategiche e su una maggiore trasparenza del mercato energetico.

Gli accordi si allargano su salute e sicurezza, per combattere il risorgere di nuovi ceppi di TBC  e di una variante della febbre aviaria.

La priorità è da concedere, secondo la Cina, alla questione della coesistenza dei due paesi nel Mare Cinese Meridionale, per gli attriti dovuti alla diversa interpretazione delle clausole della Legislazione Internazionale dei Mari e agli interventi di parti terze che coinvolgono ovviamente la questione di Taiwan. Infatti le dispute etiche sono destinate a condizionare i rapporti tra i due paesi su cui inciderà l’accettazione degli USA a non vendere armi all’isola cinese o la visita di Obama al Dalai Lama.

La questione della sicurezza coinvolge l’antiterrorismo in Afghanistan, in Pakistan e i tentativi di denuclearizzazione della Corea del Nord o la sicurezza in Africa, attraverso la soluzione dei problemi del Darfur.

Si stanno mettendo le basi per il  Trattato di Non Proliferazione Nucleare del 2010 (NPT) e della  Conferenza sul Disarmo (CD) (US Department of The Treasury, 2009). 

Dove va l’economia cinese?

La stampa cinese sta lanciando una forte azione di propaganda del nuovo corso economico-politico, intrapreso dallo Stato, sia per concretizzare una pace sociale, messa in pericolo dal ripetersi di azioni di repressione su rivendicazioni di autonomie locali, che per ottenere vantaggi dalle istituzioni internazionali.

La Cina si è infatti lamentata con il FMI per aver ricevuto meno denaro rispetto al Giappone, allorché essa afferma di avere un’economia superiore.

Tuttavia ha sempre tenuto comportamenti scorretti nella produzione e nell’export internazionale, severamente criticati dal Giappone e ora sta conducendo una campagna ironica contro chi sta difendendo il business legato ai marchi, di cui la Cina ha il primato di contraffazione, denigrando la Svizzera che ha varato leggi a sostegno della originalità dei suoi prodotti che devono essere ottenuti solamente da materie prime locali (con ovvia eccezione del cioccolato).

La stampa si è esposta attualmente con un articolo ironico “Swiss strive to defend reputation for quality” (Reuters Agency , in China Daily, 27/7/09, p. 11).

La forza economica della Cina si sta volgendo verso il potere politico.

La sua quota di bond nel mercato finanziario americano le permette di richiedere agli USA accordi bilaterali per difendere  gli investimenti esteri cinesi. Ma la politica esterna si traduce in conseguenze di politica interna, in quanto la Cina chiede agli USA di non appoggiare le richieste etniche a difesa del Tibet o dello Xinijiang o le azioni di boicottaggio che si manifestano nell’America stessa, il che indirettamente significa che non si vuole che esterni intervengano nelle questioni interne asiatiche.

I politici cinesi rigettano totalmente  le critiche dei media esterni che riconducono tutti gli avvenimenti sociali ad una “politica comunista dittatoriale” o alla dittatura di un solo partito, come se (essi affermano) non ci fossero situazioni sociali instabili in altri paesi, anche nelle democratiche Francia, Germania e persino negli USA e sarebbe come se (affermano essi), i Cinesi imputassero la malavita al sistema aperto americano, per esempio.

A loro giustificazione portano i progressi ottenuti in campo economico-sociale che dovrebbero essere una dimostrazione del benessere del popolo e del sistema politico, che è una derivazione della volontà popolare, dopo una rivoluzione originata dalle sofferenze della base, dimostrando come la scelta attuale si sia rivelata la migliore soluzione possibile.

Essi sono convinti che le critiche esterne rivelino stereotipi generati dalla convinzione di ciascuno dei maggiori paesi di essere i migliori. Secondo l’opinione comune cinese, i pregiudizi degli stranieri derivano dalla ignoranza delle complessità storico-sociali del paese che conta 56 gruppi etnici in una dimensione di difficile gestione. Gli squilibri dello sviluppo e il solco tra ricchi e poveri sono collegati al passaggio da una economia pianificata ad una di mercato, in cui possono inserirsi questioni derivanti da minoranze etniche le quali tuttavia non sono originate da precise e finalizzate politiche. Ogni passo dello sviluppo ha i suoi problemi, affermano gli opinion leaders .

I media locali, controllati dal partito, non fanno però cenno alle torture contro credenti in fedi rivelate  o  appartenenti a sette religiose che vengono ampiamente documentate in Europa, all’esterno delle ambasciate per esempio, e dei consolati. Anche la documentazione di chi ha vissuto nello Xinijang mette in rilievo una precisa volontà del governo di mantenere sotto controllo una popolazione atipica per razza, religione, usi e costumi, attraverso l’invio di funzionari dello Stato della dominante razza Han.

Chiedono anche che non vengano vendute armi a Taiwan, contro cui continuano a manifestare un’avversione politica senza tregua, anche se - inspiegabilmente, almeno per noi - restano buoni amici per quanto riguarda gli interessi economici, nonostante l’ultimo presidente eletto a Taiwan sia un rappresentante del Kuomintang, l’ala conservatrice che ha rifiutato la rivoluzione di Mao e tutto il nuovo corso politico, rifugiandosi nella piccola isola che forma un’ “altra Cina”.

Proprio da Taiwan, come da Hong Kong, i Cinesi continentali hanno ereditato i grandi mercati di export e l’abilità ad inserirsi nelle pieghe degli scambi internazionali. Cita il Global Times del 27 luglio 2009, nell’articolo “US urged to maintain dollar stability, protect China’s assets”: “Due to the current economic crisis, China has gained a stronger position in the negotiations with the US. Beijing should make its concerns known and push the US to modify its China policies in the dialogue” (Kang Juan, p. 1), oppure: “US should make responsible economic policies, including financial and monetary policies to maintain stability of the dollar and safeguard China’s assets” (ibidem).

I rapporti Cina-USA

I rapporti tra i due paesi sono così stretti che India e Russia si sentono emarginati da quello che è divenuto il G2 del 2006 e del 2009, chiamato Dialogo Strategico-Economico, che, sebbene punti ad una immagine internazionale di lotta all’inquinamento, sottende l’immediato bisogno  del controllo delle valute dei due paesi. Il Segretario del Tesoro, la Clinton e Summers comprendono che la Cina può porre un veto alle loro politiche semplicemente non acquistando più dollari. La tendenza americana è di non svalutare ulteriormente il dollaro, forzando la controparte ad acquistare moneta americana o a rinforzare lo yuan. In contropartita viene chiesto alle banche statunitensi di espandere i crediti al consumo per sostenere l’export della Cina che è stretta da due lati dal bisogno di dollari; da una parte deve acquistare le materie prime in dollari, dall’altra deve acquistare valuta in dollari per mantenere competitivo l’export. L’America, da parte sua, compra beni a buon mercato, ma tiene alto il prezzo delle risorse. Gli investitori dell’Ovest vogliono acquistare assets anche se sono sotto-capitalizzati, mentre quelli dell’Est richiedono di acquisire alte tecnologie industriali e di perforazione di pozzi petroliferi (Newberry, Global Times, “China, US deeply dependent on each other”, 27/7/09, p. 9), considerando che la produzione nazionale è in calo.

Gli investimenti cinesi in USA sono aumentati del 17,84% nell’ultimo anno e ammontano a 2,13 trilioni di dollari, alla data del giugno 2009, secondo statistiche ufficiali della Banca Centrale di Cina. Il Dipartimento del Tesoro americano ha rilasciato informazioni che nello stesso mese i bond del Tesoro detenuti dalla Cina ammontavano a 801,5 miliardi di dollari, toccando un record storico (ibidem).

Di questo si fa forza la Cina per richiedere misure di sicurezza, fino a proporre un fondo congiunto di investimenti per il petrolio, per mantenere la stabilità dei prezzi.

Ciò spaventa il Giappone che nota come la politica dello storico nemico si stia trasformando da “difensiva ad offensiva”, poiché invece di rispondere alle richieste della rivalutazione del RMB, si sta modificando in pretese di difesa del dollaro. Infatti la Cina sta contrastando la nuova direzione americana di freno all’import e di freno all’export dell’high tech.

Per restare forte, la Cina continua a diversificare i suoi investimenti in diversi mercati e differenti categorie di assets. Nel 2008 sono stati spesi 18 miliardi di dollari per acquistare diritti su miniere in tutto il mondo, fino in Australia, dove la cinese Sinosteel ha acquisito il controllo della Australian Midwest  per 1,36 miliardi di dollari australiani, per assicurarsi i rifornimenti. L’investimento in risorse, come miniere e produzioni, si rivela più sicuro dell’investimento finanziario in tempo di crisi o quando il mercato prevede inflazione, soprattutto in un’ottica di lungo termine. Si tratta fondamentalmente di una scelta della China Investment Corporation, dopo le delusioni derivanti dagli iniziali investimenti finanziari del 2007 che hanno attirato molte critiche. Tre miliardi di dollari investiti nell’offerta pubblica di acquisto di Blackstone alla Borsa di New York, il 22 giugno 2007, al prezzo di $ 29,605 si sono tramutati in due giorni in $ 11,48 . I 5,6 miliardi di dollari in Morgan  & Stanley, al valore di 48,07 per azione sono sprofondati al valore di 28,25, sempre nello stesso giorno del venerdì 24 luglio 2009.

In compenso, il  Financial Times riporta che La Bank of China, terza banca del mondo, cavalca la crisi ideando di concedere prestiti in UK, a minor tasso rispetto alla banche locali, offrendo un 2,5 in meno del tasso di base. Si stanno anche acquisendo azioni di una società giapponese di elettronica in crisi; in cambio di 800 milioni di yen, corrispondenti a 8,4 milioni di dollari, la cinese Suning si approprierà del 27,36% della Laox, divenendone la prima azionista.

Le banche cinesi hanno avuto ordini dall’alto di concedere prestiti in maggior volume che nel passato, il doppio rispetto all’anno precedente, ma non di indirizzarli verso investimenti azionari o immobiliari, ma verso l’economia reale, per evitare bolle speculative (J. Anderlini, in Financial Times, 28/7/09 p. 3).

Le banche hanno ovviamente l’obbligo di controllare come vengono investiti i prestiti.

Dov’è la crisi?

Il danaro corre anche per le strade, dato che la Mercedes Benz ha ottenuto il premio per il miglior marketing con la sua ultima linea di lusso e la Lamborghini, che ha venduto in Cina otto auto nel 2006, dopo un solo anno di apertura di un ufficio vendite a Pechino,  ha messo in strada 28 esemplari e 72 nel 2008 con ulteriori speranze di accrescimento, dato che i soli primi sei mesi del 2009 hanno fatto registrare 47 vendite. Alle proposte cinesi di iniziare una joint-venture, il rappresentante italiano della casa ha affermato che questa auto prestigiosa viene fabbricata unicamente in Italia e se fosse costruita, anche solo in parte fuori, non si potrebbe più chiamare Lamborghini. Di converso Winkeman, il CEO della Lamborghini che ora è gestita da Audi, è sicuro che la Cina diverrà in circa tre anni il secondo mercato dopo gli USA, superando anche la Russia, scendendo dall’attuale nona posizione, confermando l’interesse dei Cinesi per gli acquisti di lusso.

Un lusso da nababbi, visto che, come riportato da quotidiani internazionali, un cinese non solo ha acquistato un cane da più di 400.mila euro, per la precisione un mastino tibetano, ma lo ha fatto scortare dall’aeroporto di arrivo alla sua casa con quaranta Mercedes.

Lo Stato ha cercato di oscurare il più possibile la notizia per non esasperare una situazione politica già tesa in conseguenza degli avvenimenti dello Xiniang.

Tutto questo, sebbene il salario medio a Shanghai - che è una città ricca - sia di 482 $ al mese.

L’economia cinese infatti continua a crescere a cifre intorno all’8-9% annuo, anche in tempi di crisi mondiale. Se l’export diminuisce, le cifre non sono preoccupanti, mentre è in crescita il mercato interno, con la conseguenza positiva di una allargamento geografico del dinamismo che si sta propagando all’interno, non solo verso il centro, ma anche verso l’ovest. Infatti il tasso di crescita è, in questa direzione, maggiore che ad est, con la conferma di una certa stagnazione verso la costa, evidenziata da Shanghai che ha fatto segnare una crescita del PIL del “solo” 5,6%.

Già nella prima metà del corrente anno, 22 regioni hanno confermato crescite del PIL superiori all’8%; addirittura la regione autonoma della Mongolia interna ha toccato il massimo, segnando un 16,2%. Le regioni di Sichuan, Chongqing, Hunan, Hubei, Anhui, Jianhxi e Shaanxi hanno superato il 10%. Si ipotizza che tali performances avranno un ulteriore boom quando sarà completato il secondo gasdotto di 8.660 chilometri della SINOPEC, in direzione est-ovest, che fornirà 30 miliardi di metri cubi e sarà operativo per trent’anni, procurando l’equivalente della metà del fabbisogno del gas del 2007 di tutta la nazione.

Per accelerare la penetrazione verso l’ovest sono stati eliminati i pedaggi sulle autostrade di secondo livello, togliendo 1.420 caselli, in cui il costo di un pedaggio poteva arrivare fino a 200 yuan, un decimo di un salario mensile, favorendo in tal modo i tassisti che stanno registrando una diminuzione dei costi del 5%, poiché non potevano caricare sui clienti il costo dei pedaggi.

Questo ha anche eliminato una serie di caselli illegali, 158 dei quali avevano incamerato 2,2 miliardi di dollari, mentre 1,1 miliardo era stato introitato da aumenti illegali delle tariffe, dopo che ai governi  locali era stato dato il via alle costruzioni di autostrade per il cui pagamento si sarebbero dovuti servire dei pedaggi. Sono quindi stati considerati illegali i pedaggi incassati dopo il completamento delle spese.

Continua il passaggio dei poteri dal pubblico al privato

Lo Stato sta programmando in questo anno 2009 il passaggio dell’editoria pubblica al settore privato. Le compagnie pubbliche sono 579 e 260 di esse hanno già aperto a forme di investimento privato. Una spinta storica alla ristrutturazione è stata offerta dal libro Moonwalking in Paradise, ossia dalla biografia di Michael Jackson, presente nelle librerie solamente sei giorni dopo la sua morte, con un notevole sforzo effettuato per rispondere alle richieste del mercato. Questo è avvenuto anche in conseguenza del manifestarsi di un trend di calo dei profitti nelle aziende di Stato, amministrate a livello centrale (SOEs) che hanno registrato perdite del 26,2% nei soli primi sei mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.  La sempre più sentita decisione di apertura è il risultato dei profitti ottenuti dalle nuove branche di imprese di Stato che operano privatamente, anche se sotto l’ombrello di un gruppo pubblico, in quanto hanno fatto registrare incrementi dei profitti del 642 per cento e introiti del 697 per cento nel soli primi quattro mesi del 2009, rispetto all’anno precedente, dopo che le prime riforme erano state introdotte nel 2007 per aumentare la competitività internazionale, oltre alla flessibilità, per avviarsi agli “instant books” nonché all’espansione delle modalità di pubblicazione via internet. La partecipazione privata introdurrà maggiori elementi orientati al mercato, specialmente dopo che sono stati presi accordi di cooperazione con cinque paesi stranieri. La privatizzazione dovrà essere completata nel 2010, concedendo alle imprese tre anni di detassazione nel passaggio. La giustificazione pubblica è quella di aumentare il livello di conoscenza scientifica del paese e il livello di alfabetizzazione, ma tale indirizzo sottende anche una risposta al settore privato che, nonostante fosse ritenuto illegale, aveva prodotto nel passato più della metà delle offerte. (Liu Je, Publishers in makeover, in China Daily, 27/7/09 p. 1-2).

Demografia e urbanizzazione

La eccezionale dimensione demografica della Cina ha ripercussioni sull’inurbamento e sulle condizioni di vita urbana del paese. Infatti il titolo dato all’Expo di Shanghai è: “Better city: Better Life” che sancirà lo status della città come maggior centro mondiale di economia e cultura.

Sembra questa l’occasione buona per ridurre il gap tra le città della costa e quelle dell’interno che hanno contribuito a focalizzare molte critiche sulle due velocità dello sviluppo economico cinese.

Il governo ha adottato ora la politica del “Go West” al fine di incrementare quella parte di economia meno rivolta all’esportazione, offrendo incentivi pro capite maggiori che alle città già stabilizzate. Ha iniziato dapprima con le città costiere del nord, che risentivano di differenziali con Pechino, con Guangzhou o Shanghai e Shenzhen. Si è iniziato con lo sviluppo industriale di Dalian, Shenyang e Tianjin. Le second-tier cities sono destinate quindi a vedere fiorire un esplosivo mercato immobiliare, ma gli esperti dicono che gli investitori stranieri avrebbero maggiori sicurezze nell’investire in  compagnie immobiliari, piuttosto che acquistare direttamente le proprietà fisiche, anche perché, dopo il secondo cerchio, è destinato a svilupparsi il terzo. Nelle città in espansione il costo di un appartamento è ancora un quarto di uno di Pechino, ma il tasso di crescita economica è lo stesso. Le città cinesi maggiori sono 600, divise in sei categorie; la prima è formata da Pechino, Shanghai, Shenzhen, Guangzhou. La seconda comprende 15 città, tra cui le municipalità indipendenti di Tianjin, Chongqing. La nuova direzione non intende frenare la costruzione nelle città di avamposto, ma vuole che le percentuali degli investimenti vengano diminuite per essere ridirezionate ad altri livelli, secondo una previsione che stima che gli investimenti nelle metropoli, dove segni di frenata erano apparsi già dal 2004, cedano fino al 10% entro il 2010. Di converso, l’interesse verso l’interno, in cui il gap era sensibile, aveva cominciato a manifestarsi dal 2000, ma diverrà più consistente con l’investimento economico di 600 miliardi di dollari e l’installazione di imprese di livello mondiale e di alta tecnologia.

A queste si collegherà inoltre lo sviluppo di  catene di supermercati.

Lo scopo a lungo termine di questo allargamento di prospettiva è di fare della Cina la seconda potenza economica mondiale, dopo la Germania, contro la cui cifra di 1,465 trilioni di dollari di export, compete con 1.428. Lo scopo è anche quello di allargare la zona d’influenza del porto di Shanghai, sul modello dei porti europei, dato che questo ha raggiunto già dal 2005 la posizione di primo porto del mondo, togliendola a Rotterdam che  la deteneva dal 1962, ma che ha risentito maggiormente della crisi.

Sta quindi accadendo un fenomeno  sconosciuto in molte altre parti del mondo: un inurbamento di ritorno, ossia cittadini che da una prima emigrazione verso le città più grandi tornano a vivere in città minori e dell’interno da cui erano emigrati al primo sorgere del boom.

Verso la tecnologia di alto livello

Nonostante la crisi mondiale che tocca anche il settore dei trasporti ed i voli aerei, la Cina sta mettendo in pratica l’intenzione di costruire i suoi jets. Accordi sono già stati presi con imprese americane e il primo jumbo sarà pronto nel 2014. Il presidente di Honeywell Aerospace ha affermato: “Not many places in the world have that combination of the intention to proceed with all those platforms, the ability to make the investment and the open call for companies around the world to come and participate” (Li  Xiang, Jumbo jets program nets bidders, in China Daily,  27/7/09 p. 12).

Per questi grandi progetti la Cina ha bisogno di esperti, soprattutto di quei cinesi che studiano oltremare, dove poi in maggioranza si fermano. Gli haiguipai, o “tartarughe di mare”, quando tornano, finiscono ovviamente per lavorare per le sedi cinesi di imprese d’oltremare o per agenzie private. Quello che il governo vuole è che non solo lavorino per aziende di Stato, ma che si iscrivano al partito comunista, requisito indispensabile per lavorare nelle imprese di Stato, nelle università e negli uffici pubblici.

Fonte: Reuters “Investors look at second tier cities” in China Daily, July 27, 2009, p. 12.

Press Room, US Department of The Treasury, Joint Press Release on the First Round of the U.S.-China Strategic and Economic Dialogue, July 28, 2009,TG-242.