Maurizio Geri “Ancora un ballo”: un cd in equilibrio tra raffinatezza ed eleganza che profuma di Swing
intervista di Angela Benassi a Maurizio Geri
Ancora un ballo (Egea), l’ultimo cd del cantante chitarrista e compositore Maurizio Geri, è un progetto nel quale convivono ricerca musicale, Swing e musica d’autore italiana e che sa pizzicare le corde giuste dell’anima con il suo equilibrio fra parola e musica.
Il nuovo disco di Maurizio Geri è un disco di canzoni. Una novità rispetto alle precedenti produzioni, Manouche e dintorni e A cielo aperto che nel caso del suo gruppo, lo Swingtet, erano orientate verso la rilettura rigorosa e spregiudicata del repertorio zingaro manouche, quello stile che da Django Reinhardt in avanti ha rappresentato la felice comunione fra il Jazz e la tradizione zingara francese.
Raffinatezza, eleganza e buona musica sono i segni distintivi di questo nuovo lavoro di Geri. Un grande lavoro di ricerca, professionalità e passione sta dietro a questo disco perché è evidente la ricerca di rendere presenti sonorità e atmosfere fumose del passato. Perfino l'aspetto grafico evoca ambienti e luoghi lontani anche grazie alle tonalità seppia delle foto che ritraggono i protagonisti del disco in ambienti retrò.
Come canta lo stesso Geri "La ricerca dell'accordo scaramantico Su di un testo che è già poco semantico / Soddisfazione ti darà? mhhh". Infatti ricerca dei giusti accordi, testi accurati, cori equilibrati, orchestra perfetta e come sempre la voce di Maurizio Geri, avvolgente e giusta fanno di questo cd una vera “chicca” da non perdere.
Ma veniamo alla musica, perché lì è racchiusa l'essenza di questo bel disco, a partire dal primo brano "Ancora un ballo", con il suo ritmo che farebbe ballare chiunque e con un superbo clarinetto di Nico Gori; avvolgente e sinuosa la successiva "Il Bianco" che vede un duetto tra Maurizio Geri e Gianmaria Testa, con il nostalgico suono del quartetto d'archi Archaea per narrare il ripetersi di notti circensi; magnifica ed impeccabile è "Goodies vai" che potrebbe essere benissimo suonata da un ispirato Paolo Conte accompagnato da una delle sue famose formazioni, è equilibratissima in ogni suo componente, ha un'accurata orchestrazione della sezione fiati, cori precisi e misurati ed un testo davvero ricercato; dedicata invece all'amico scomparso Michele Langella, è "Segni di noi" riflessiva canzone sorretta solo dalla chitarra classica suonata dallo stesso Geri, il pianoforte di Stefano Melone ed il contrabbasso di Nicola Vernuccio.
E così via fino alla fine del cd che chiude ufficialmente con "Porto Pamo", un altro swing, con il ritornello cantato anche in francese, che per stile e tema potrebbe essere benissimo suonato da un'orchestra su una nave da crociera. Dopo un lungo silenzio ecco però a sorpresa una ghost-track, "La partenza", una canzone tratta dal repertorio tradizionale del trallalero genovese.
Undici brani di musica coinvolgente, intelligente e ricercata che non manca di un grande potere evocativo in un disco di ottima fattura che ci riporta prevalentemente ad un genere, lo swing, sicuramente poco commerciale ma per questo ancora più apprezzabile.
Nel 1995 nasce il “Maurizio Geri Swingtet “, formazione che prende spunto dalla tradizione zingara francese (manouche) per rivisitare compositori italiani e proporre brani originali.
La recente collaborazione con la cantante Lu Colombo porta lo Swingtet a confrontarsi col repertorio “canzone” ed a registrare nel 2004 l’Uovo di Colombo (Delta 2004). Recente invece è il progetto Chitarre Zimarre che lo vede al fianco di Beppe Gambetta in un viaggio fra le culture migranti ed il repertorio a plettro dell’Italia di inizio secolo.
Maurizio Geri ha suonato in svariate formazioni, tra cui Banditaliana di cui è voce e chitarra, che lo hanno portato a partecipare a festival in tutta Europa, Australia e Nord America. Numerose sono state poi le collaborazioni con musicisti delle più svariate aree come Nik Becattini, Maria Cassi, Ginevra Di Marco, Alessandro Di Puccio, Luca Di Volo, Beppe Gambetta, Elena Ledda, Piero Leveratto, Francesco Magnelli, Gabriele Mirabassi, Mauro Palmas, Daniele Sepe, Liliana Tamberi, Jimmy Villotti.
intervista a Maurizio Geri
Ci parli del cd Ancora un ballo? Come è nato e cosa racchiude in sé?
Avevo alcune canzoni già pronte da tempo, ispirate al mio gruppo “Swingtet” e inserite già nei nostri concerti, l’idea era quella di proporre un repertorio originale che sfiorasse i dintorni dello stile manouche senza cadere nella riproposta “surrogato” ma cercando di interpretare le suggestioni che ci trasmetteva, utilizzando sia la forma strumentale che la forma canzone.
Poi in un momento particolarmente ispirato ho scritto quelle tre-quattro che mi mancavano e mi sono buttato…
Rispetto alle precedenti produzioni, “Manouche e dintorni” e “A cielo aperto”, “Ancora un ballo” è molto diverso. Ci parli di questa diversità e da dove è nata questa esigenza di cambiamento?
E’ molto diverso perché è un cd interamente di canzoni, una forma che non avevo mai affrontato prima in studio, per gli arrangiamenti ho dovuto chiedere aiuto al pianista livornese Mauro Grossi, almeno per i fiati e gli archi, è una competenza che non ho, e lui su questo è geniale.
L’esigenza di cambiamento nasce semplicemente dal fatto che avevo voglia di sentir suonare questi brani da un organico più ampio, una sezione fiati, un quartetto d’archi, un pianoforte, una batteria, poi alcune canzoni esulavano troppo dallo swing per tentare un arrangiamento di sole corde, ho cercato di collocare ogni canzone nella cornice sonora che avevo in mente.
Per affrontare questo nuovo viaggio ti sei affidato all’esperienza di grandi musicisti del panorama jazz-pop italiano: ci parli di queste collaborazioni?
Devo ringraziare tutti i musicisti che hanno preso parte a questo lavoro, in particolare Stefano Melone che ha curato la registrazione ed in parte la produzione artistica oltre che inserire delle parti di pianoforte e tastiere, Nico Gori che ha impreziosito non poco le tracce dove necessitava, il clarinetto e Ellade Bandini, straordinario per classe e gusto.
Fra i diversi brani carichi di swing e le milonghe di contiana memoria spiccano gli omaggi alla tradizione pistoiese e genovese attraverso l’arrangiamento di un’ottava rima del poeta estemporaneo Mario Andreini e di un trallallero (la partenza) vetta della tradizione polifonica ligure. Ci parli di questi brani e delle loro caratteristiche?
Il pezzo dell’Andreini è una delle testimonianze più belle dell’ottava rima toscana, era un brano del repertorio di Caterina Bueno, fu lei ad insegnarmelo ed a consolidare la mia passione per la musica tradizionale, certo non dimentico che ho iniziato da lì, l’arrangiamento di questo brano è un omaggio ai due maestri e un bagno rinfrescante nelle mie radici.
La Partenza è uno dei trallallero più interessanti ed arcaici della tradizione ligure a detta di molti esperti, ma a parte questo è sempre stato un brano che mi faceva sognare, inoltre la partenza ed il ritorno sono due leit-motive di questo cd, poi mi incuriosiva riproporlo con il quartetto d’archi un po’ per sentire “l’effetto che fa” e mi sembra abbia conservato la sua magia. Grazie a Stefano Valla ed al gruppo “La Squadra” che mi ha delucidato sulle varie voci.
Il Bianco è una canzone dedicata ai personaggi del Circo di Fellini. Cosa rappresenta per te questo brano e cosa hai voluto comunicare?
Il clown è forse il personaggio più umano del circo, all’ombra delle stelle del trapezio e dei numeri impossibili conserva una gregarietà bella e molto simbolica, è la maschera di tutti noi, ciò che siamo in realtà, la canzone cerca di ipotizzare i pensieri di due clown alla fine della carriera.
Dall’ascolto del disco emerge subito una tua personalità piena di sfumature, vari aspetti artistici che connotano il tuo lungo percorso musicale: dalla musica popolare al gipsy jazz passando per la word music per arrivare poi a “Ancora un ballo”: ci parli di questo viaggio musicale? quali sono state le tappe fondamentale del tuo percorso?
Come ti dicevo ho iniziato con la musica popolare della montagna pistoiese, quasi per gioco, ero piccolo e strimpellavo in un gruppo di base della mia zona, poi la collaborazione con Caterina Bueno e Alberto Balia mi ha allargato gli orizzonti sia professionali che di genere: ho ripreso a suonare la chitarra ed a interessarmi di swing manouche.
Nel frattempo è iniziata l’avventura con Banditaliana di Riccardo Tesi che mi ha portato davvero in tutto il mondo, abbiamo realizzato insieme dischi e concerti di grande qualità, sia lavori a tema (Acqua, foco e vento, Crinali, Sopra i tetti di Firenze) sia produzioni originali testimoniate dai quattro cd del gruppo.
In “Ancora un ballo” ci sono tante suggestioni di questo percorso, è inevitabile parlare di ciò che ti sta, o che ti è stato, vicino
Il “Maurizio Geri Swingtet “ è stato l’unico gruppo italiano del genere manouche presente al prestigioso festival jazz “Django Reinhardt “ di Samois nel giugno 2000 e nel 2003 siete stati chiamati a partecipare allo spettacolo teatrale In My Life con Maria Cassi e Leonardo Brizzi, prodotto da Ernesto De Pascale, recentemente scomparso. Ci parli del gruppo e di cosa hanno rappresentato per te queste unicità?
Ha rappresentato un grande riconoscimento del lavoro svolto ed una bella iniezione di energia per noi, siamo stati precursori di un filone che solo negli ultimi anni ha avuto un po’ di diffusione in Italia, siamo riusciti a farlo in modo originale e questa per me è la cosa importante.
Canti, suoni la chitarra, componi testi e musiche. Riesci ad esprimere tutte le sfumature della tua anima musicale o c’è qualcosa che vorresti fare e che non hai ancora sperimentato?
Mi piacerebbe provare a comporre per film o documentari, sonorizzare le immagini, credo sia un aspetto molto bello che per adesso mi manca.