In Friuli dove la Donna è un'Impresa
di Lucia Cucciarelli
la Cultura dei Friulani
Hanno resistito a guerre e a privazioni di ogni genere, in un passaggio di confini mai facili.
Hanno sopportato il Vajont, il terremoto del ’76, dopo generazioni di dolorose migrazioni verso ogni impresa in cui si poteva lavorare, dopo decenni in cui le donne rimanevano tutto l’anno sole al paese con i bambini e la conduzione della casa, della stalla e della campagna, mentre gli uomini cercavano lavoro dove le industrie europee lo potevano offrire.
I Bintars, corruzione dal tedesco winter, erano i lavoratori stagionali che tornavano a casa solo in inverno per riprendere in primavera la loro ricerca di pane e lavoro.
Si viaggia adesso lungo autostrade meravigliosamente tenute. I paesi sembrano oasi di pace dove il trauma del terremoto è completamente superato e tutto è ricostruito con i crismi antisismici ma anche con attento controllo della coerenza urbanistica, della tradizione, del buon gusto, del rispetto per il contesto paesaggistico.
Arriviamo a Stazione Carnia all’Hotel Carnia dove l’Associazione Casa dell’Europa di Gemona ha promosso un interessante convegno su formazione e lavoro, mobilità inclusa. Tema frequente, ma trattato qui con un’ottica inusuale per noi italiani del centro e del sud.
Silvio Moro il presidente dell’associazione introduce il tema europeo dell’anno 2012 l’Invecchiamento Attivo e il dialogo fra generazioni, dando spazio ai giovani che presentano il cortometraggio ‘Gemona Creativa’.
Un prodotto artistico che suggerisce idee e nuove sponde di dialogo per una regione transalpina che vede nei confini un’occasione di valorizzazione linguistica e di allargamento del mercato e non una barriera, dove i progetti sono occasioni di crescita per i giovani del Friuli e delle regioni vicine: Carinzia austriaca e Slovenia.
Impariamo dall’assessore regionale Roberto Molinaro che ogni attività produttiva prevede una quota di intervento per il lavoro giovanile, perché il protagonismo di chi ancora non ha esperienze lavorative è un fattore di crescita e una risorsa per tutti.
L’Europa è l’orizzonte che accompagna la quotidianità, con la formazione di classi plurilingui e transfrontaliere, ben rappresentate dall'acronimo ESCO, Educare Senza Confini, progetto che è uno dei fiori all'occhiello della Regione Friuli Venezia Giulia. [1] Lo stimolo alla microimprenditorialità è costante, analogamente alla mobilità dei giovani che con finanziamenti e bandi regionali viene incoraggiata e perseguita come un fattore di accompagnamento alla vita adulta.
Poi rientriamo a Meduno un paese adagiato ai piedi delle Prealpi Carniche, e il confortevole Bed & Breakfast Valinis nel silenzio della notte ci invita a uscire per esplorare il paese. Si vedono i monti, le Dolomiti Friulane, patrimonio naturale UNESCO, aprirsi in un cielo pieno di stelle. Anche in inverno, soprattutto in inverno ‑ci dicono- l’aria è secca e la luna regala uno spettacolo indimenticabile.
Il giorno successivo visitiamo Udine: un bagno di sole in un sabato mite. La città è uno splendore di palazzi medioevali e veneziani, di giardini e di ritrovi. Le aree pedonali sono ampie e si passeggia volentieri fra persone molto eleganti, dove tutto parla Friulano, anche i cartelli pedonali e le indicazioni stradali.
Nelle nostre trame metropolitane più umide e padane nessuno indossa più quelle ricche pellicce e i cappelli dei passanti austriaci con piume e pennacchi sono per noi motivo di sorriso.
La tappa gastronomica è nel paese del prosciutto più santo, San Daniele, dove è obbligatoria la sosta in una delle osterie che, dagli albori, Slow Food sceglieva come le mete della sapienza gastronomica. La scoperta è che il gusto del prosciutto San Daniele, il più dolce dei nostri prosciutti italiani, che respira i profumi di monti e di mare nelle magnifiche chilometriche cantine del paese, qui si sposa al bianco Chardonnay meglio che al rosso Merlot.
Nel pomeriggio è Venzone la meta da visitare. Un paese medievale con doppia cinta muraria, che dopo il terremoto del 1976 era un cumulo di macerie non dissimile, in fotografia, dalle distese di pietre e desolazione della Varsavia rasa al suolo dalla guerra.
Incredibile la capacità di ricostruzione dei suoi abitanti, la corale volontà di far rivivere pietre e luoghi e storia, con un attaccamento e un rispetto che credo di non avere mai provato in nessun altro luogo attraversato dai tremiti dei terremoti. Sorprendete l’originalità e la vivacità artistica delle donne che hanno creato un marchio, un fiorente commercio e un florido franchising all’insegna della coltivazione della lavanda. Ormai un’attrazione turistica che ha superato per gusto, grazia e originalità la concorrente provenzale.
Le Chiese della Val Colvera
Oltre il passo Rest, dominata dal massiccio del monte Raut e incisa a sud dalla profonda forra del Bus di Colvera, la valle ha visto sorgere in epoca medioevale i nuclei abitati di Poffabro, Frisanco e quello più solitario e romito di Casasola. Un ambiente montano ostile, ma collegato fin dall’epoca romana con la colonia Julia Concordia di cui era pertinenza, attraverso un tracciato che risalendo dalla centuriazione della pianura e dall’ampia distesa dei magredi, si inoltrava nella vallata.
Le case di pietra raccontano vite di poesia in rime difficili ispirate alle severe dolomite friulane, alle viti di uva fragola tese al sole, al succo di mela che viene offerto bollente dalle gentili signore che in inverno aspettano i turisti per la visita ai loro presepi.
Una vita creativa serpeggia fra le mura di bianco granito. Ancora una volta il Friuli vive nelle mani sapienti di uomini e donne che non hanno dimenticato antichi mestieri, il taglio della legna, l’incanto del focolare, il tempo dedicato alle piccole creature scolpite per la rappresentazione del Natale.
Natura: La casa della lavanda
La pianta contribuisce a un miglior equilibrio idrogeologico nei terreni in cui viene coltivata, riduce l’impatto di abbandono nei terreni e declivi dimenticati dall’uomo, è una coltura a misura d’uomo, redditizia anche a piccola scala, non impegnativa, con possibilità di reddito e commercializzazione dei derivati.
Lavanda al chiaro di luna, in spiaggia, dai monti al mare, cene e benessere d’autunno, sono fra le migliaia di declinazioni in cui la lavanda il suo incantevole colore e il suo profumo attraggono turisti e incantano chi percorre le strade del Friuli.
Dalle piante madri di lavanda angustifolia rinvenute nei giardini e negli orti familiari di Venzone si sono ottenuti genotipi locali che ben si adattano alle caratteristiche locali del Friuli.
La lavanda angustifolia autoctona extra è un arbusto di medio sviluppo, sempreverde e rustico, ch e fiorisce fra giugno e luglio. Viene coltivata per il profumo intenso e delicato, ma anche per un uso decorativo per le sue fitte foglie argentee. Predilige un’esposizione soleggiata e resiste molto bene alle temperature rigide dell’inverno.
Per una coltivazione intensiva è meglio scegliere terreni sciolti, leggeri, di medio impasto, ben drenati perché i ristagni idrici sono pericolosi per l’apparato radicale. Se coltivata in vaso questo deve essere di terracotta e di almeno 50 cm di diametro con terra drenante da orto.
Per l’impianto vengono utilizzate piantine al secondo anno che si trapiantano in un terreno preventivamente arato, erpicato e arricchito con sufficiente quantità di sostanza organica. Devono essere piantate alla distanza di 50/80 cm sulla fila e 150/200 cm tra le file.
Si consiglia di inumidire bene la zolla con le radici, dopo aver tolto la piantina dal vaso prima di interrala in buche profonde circa 25 cm.
Fino all’attecchimento delle piantine è fondamentale l’apporto di acqua, soprattutto se piove poco e la temperatura è elevata. Nei primi due-tre anni d’impianto è fondamentale estirpare le erbacce per evitare l’impoverimento del terreno. Si può ricorrere alla pacciamatura con teli drenanti. Dal secondo anno di può arricchire il suolo con fosforo e potassio all’inizio della primavera e alla fine della fioritura.
Le piante devono essere potate ala fine di ottobre, prima delle gelate e in particolare la prima potatura dovrà essere molto leggera, in seguito le piante andranno cimate tre quattro centimetri al di sopra della parte legnosa per stimolare l’infoltimento della pianta e la ricrescita di rami alla base.
La società Lavanda di Venzone si propone di promuovere e favorire la conoscenza e la divulgazione della lavanda di Venzone sia come coltivazione sia come possibilità di riqualificare il territorio e provvede al ritiro del prodotto essiccato.
I soci sono effettivi attori dell’associazione in quanto partecipano allo sviluppo e alle iniziative che vengono proposte
Linea bagno, oggettistica, i prodotti alimentari, tisane e lavande, eventi e manifestazioni ai monti e al mare sulla spiaggia di Lignano, vendite in franchising, una rete che nasce da donne che hanno creduto nella propria terra e hanno avuto il coraggio della fantasia.
http://www.arteetradizionedelricamo.it
http://www.lavandadivenzone.it
NDR Ringraziamo la Dottoressa Mara Bonitta, DSGA della scuola di Maniago e già vice sindaco di Meduno, per l'aiuto e le spiegazioni di cui è stata prodiga e per la sua generosa ospitalità.
Alleghiamo un'intervista all'inventrice della lavanda Friulana Paola Toso.
[1] ESCO è un progetto innovativo che si propone di creare un'offerta formativa internazionale transfrontaliera tra Italia, Austria e Slovenia. Il progetto, finanziato dal programma di cooperazione territoriale europea Interreg IV Italia – Austria 2007-2013, sviluppa un'azione di rete nell'ambito dell'istruzione tra istituti scolastici, decisori politici ed istituzionali e amministratori locali. L'obiettivo principale delle attività consiste nell' elaborazione di un curricolo didattico sperimentale transfrontaliero per una futura Classe Alpe-Adria.
La mobilità transfrontaliera sarà la priorità della nuova generazione di cittadini europei i quali, grazie ad una formazione trilingue e trilaterale, potranno facilmente intraprendere un'attività di studio o di lavoro nelle Regioni contermini. Nel percorso educativo verranno coinvolte, oltre alle scuole che hanno già aderito all'iniziativa, anche i contesti sociali, culturali ed economici dell'area transfrontaliera, allo scopo di contribuire allo sviluppo di una vera e propria regione europea.


