IL FUTURO DEI GIORNALI
Giovanni de Paola 8/3/2011
Esisteranno ancora i giornali cartacei o l’informazione nella sua totalità si trasferirà sul web? Il dibattito è tuttora in corso e gli editori sono alla rincorsa di business model sostenbili.
“Il nodo della questione è che i giornali sono morti”. Dice Jim Breyer (foto a lato) di Accel Partners, una potentissima società di capitale statunitense con sede principale a Palo Alto in California. “Le strutture esistenti porteranno le compagnie di media a uscire dal mercato”. Jim è stato nominato dal Fortune Magazine tra le dieci persone più intelligenti in tecnologia e uno dei più intelligenti investitori in campo tecnologico. “Le società di media tradizionali, a meno che non si ristrutturino radicalmente, tra 10 anni saranno obsolete in tutto il mondo. Non c'è maniera di proteggere quello che è stato costruito finora, ma creare del nuovo”.
Nikesh Arora è il Vice Presidente Senior e Chief Business Officer di Google. Crede che i cambiamenti radicali avverranno in meno di 10 anni: “Tutto è stato scritto per un mondo non connesso (unconnected world), in cui non spendevamo il 90% del nostro tempo online. Nei prossimi sei, sette anni cambierà l’intero panorama della tecnologia”.
CAPIRE IL FUTURO - Non c’è più bisogno di produttori e di uffici, le persone possono creare
contenuti di alta qualità da soli e venderli.
“È importante guardare i trends, come insegna Twitter, per capire il futuro dell’informazione”. Dice Nikesh Arora di Google (foto a destra).
“Le persone hanno improvvisamente iniziato a usare sempre più le apps, su iPad per esempio, e a guardare al lungo termine per capire dove possono arrivare. Ci sono così tante informazioni che circolano. Stiamo creando sessanta volte il numero di dati che sono da sempre esistiti nella storia dell’uomo. È nata una tremenda quantità di rumore (noise). Dobbiamo trovare la maniera di veicolare quelle informazioni”.
DELOCALIZZAZIONE - Il cambiamento che si affronterà nei prossimi anni riguarda anche una delocalizzazione delle sedi della società. Si tenderà a uscire dalla Silicon Valley dice Jim Breyer.
“Negli anni passati le compagnie che diventavano multimilionarie avevano sede in California a Mountain View (sede principale di Google), Cupertino (base della Apple), nell’area di San Francisco. Tra i prossimi cinque – dieci anni non succederà più. Nel 2000 tutte le i nostri partner avevano la loro sede a Palo Alto, ora sono a Pechino o in India. Abbiamo uffici a New York, Londra, Bangalore e la mia visione è che nel 2020 il 75% delle capitalizzazioni avverranno fuori dagli Stati Uniti, in compagnie Internet di cui magari oggi non conosciamo neanche il nome.
Avranno sede a Monaco di Baviera, Pechino, Bangalore, San Paolo e gli investitori più furbi devono pensare a come trarre vantaggio da questo spostamento”.
TUTTI POSSONO INIZIARE UNA COMPAGNIA ON-LINE – Reid Hoffman, creatore del social
network professionale LinkedIn, vede nel lato democratico di Internet: “Non è mai stato così poco costoso iniziare una compagnia internet oggi di quanto non lo sia mai stato prima e quindi c’è la profusione di migliaia e migliaia di compagnie che scalzeranno quelle nate prima dello sviluppo del nuovo ecosistema dell'informazione. Una caratteristica del 2.0 è che tutti sono online con la loro identità reale e le loro vere relazioni. Ci sono milioni di persone che creano flussi di dati. Abbiamo anche naturalmente dispositivi per canalizzare questi messaggi. E credo ci saranno altri nuovi generi di applications che verranno fuori dall’ aggregazione e creazione e da tutto quello che viene dai dati.”